11.9.13
26.5.09
Il numero 3
E' da molto che non scrivo di sport.
Avrei voluto parlare dell'ultimo record della Pellegrini, dell'impresa di Tania Cagnotto agli europei di tuffi, avevo già in mente titolo e schema del post, ma la pigrizia e le tante cose da fare nella vita reale mi hanno impedito di mettermi alla tastiera a buttar giù qualcosa.
Però stamattina sono andata al bar a fare colazione -come ormai da tradizione il giorno dopo un esame se non ho tirocinio- , e ho letto qualche giornale.
Ho letto che Paolo Maldini disputerà la sua ultima partita a Firenze, dove sembra lo accoglieranno con alcuni striscioni per lui, dove forse riuscirà a fare il giro d'onore, dato che i buzzurri milanisti non gliel'hanno permesso.
La mia passione per il calcio non l'ho mai raccontata, ma è iniziata a tre anni e qualcosa, quando ho visto in tv una squadra di calcio, c'era uno nero con le treccine, uno quasi nero con i ricciolini ma i capelli più corti, uno che stava cominciando a perdere i capelli magrolino in difesa e uno che era giovane, sempre in difesa, col numero 3. Ho chiesto a mio papà chi fossero e come funzionava, e mi ha detto che erano Gullit, Rijkard, Baresi e Maldini, e che giocavano in una squadra che si chiamava Milan. Ho deciso che avrei tifato per quella squadra. E ho cominciato a litigare coi miei amichetti dell'asilo che dicevano di tifare juve. (Perchè ce l'avevano con me che tifavo milan l'ho capito anni dopo).
Poi è successo che nel '94 ero coi miei in Francia, ho saputo che l'Italia era in finale nei mondiali contro il Brasile, e siccome avevo già visto in tv la finale dei mondiali di pallavolo volevo vedere anche quella di calcio. Mio papà non era per niente appassionato, ma mi ha portato in un bar a vedere la partita. Eravamo nel centro della Francia, ma se dovessi immaginare un "peggiore bar di Caracas" sarebbe esattamente come quello, coi tavoli da biliardo sgualciti, bicchieri rotti sopra, odore di alcol, nebbia da fumo e gente ubriaca che urla. Per la gioia di mio papà.
Lì in quella partita giocava Maldini. Mio papà mi ha spiegato che era giovane ma era molto bravo, effettivamente tutti lo consideravano già un'entità degna di grande rispetto, IL numero 3. Ho pensato che essere giovani e giocare in nazionale per il proprio paese era una cosa magnifica e grandiosa. L'Italia ha perso, e mi ricordo che mi è partita una lacrima quando ho visto Maldini a capo chino e Baresi piangere abbracciato a Sacchi.
Quando i miei amici delle elementari attaccavano bottone con la storia delle squadre rivali io se ero stufa di discutere dicevo "si ma lì gioca Maldini", e la piccola e inutile querelle si fermava lì, perchè nessuno osava ribattere.
Il primo album di figurine Panini me l'ha regalato mio nonno, con qualche busta annessa, io ne ho comprate delle altre, volevo la figurina di Maldini, questo campione che faceva quei numeri in difesa, che correva per tutto il campo avanti e indietro sulla sua fascia, che era sempre concentrato ed era pure bello!! La stessa mattina -era giovedì, e a Mantova c'era il mercato- mio nonno mi ha regalato la maglietta di Maldini, col numero 3 dietro, ce l'ho ancora. Mi ero informata per prenderla originale, ma costava troppo e poi non aveva dietro il numero, ma io volevo proprio la sua, non una maglietta del milan a caso, io volevo quella col numero 3.
Insomma, se mi sono appassionata al calcio è stato anche grazie a questo campione silenzioso, schivo, uno dei pochi di cui non si sa molto della sua vita privata, uno di quelli che non fa dell'eccesso la sua ragione di vita. Uno misurato, che quando esulta per uno dei pochi gol che può fare essendo terzino lo fa per la sua squadra, non con quelle mossettine odiose autocelebrative. Uno che onora la sua professione, che sembra conscio del fatto che è fortunato a poter fare quel lavoro e quella vita, uno che sembra conoscere il significato della parola responsabilità.
Ho smesso di appassionarmi al calcio già prima di calciopoli, quando tutto il resto aveva preso il sopravvento, quando Maldini era diventato una delle poche eccezioni, quando i numeri delle maglie non contavano più niente, quando le società hanno cambiato troppe regole, quando si cominciava a discutere con tutto e con tutti per dei fuorigioco del cavolo, quando i giocatori sono diventati merce preziosa da scambiare a suon di miliardi, come io del resto facevo con tanta passione e ingenuità con le figurine.
Ma Maldini -nonostante la società in cui gioca che al momento non mi piace per niente- per me è e rimarrà un esempio, un uomo da cui imparare, e devo dire che sono anche un pò commossa al pensiero che non lo vedrò più in campo (anche se ultimamente praticamente non guardo mai le partite), al pensiero di non sentir più dire "Maldini" dai commentatori/giornalisti.
Che dire, forse le eccezioni che confermano la regola esistono. E magari hanno il numero 3.
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9.4.09
L'Aquila non c'è più
Volevo scrivere sul terremoto che ha devastato l'Aquila e alcuni paesi della provincia, volevo scrivere facendo pura cronaca secondo quello che dicevano le tv, niente polemiche, solo pura cronaca. Perchè ho notato che noi blogger siamo bravissimi a fare polemica e a puntare i piedi, con la cronaca nuda e cruda ci troviamo un pò più a disagio. Poi un amico mi ha segnalato questo blog, di un'aquilana, Anna, che sta vivendo questa tragedia. E se anche io mi impegnassi questa testimonianza è mille volte più vera di qualsiasi cosa possa scrivere io, ed è ora di far parlare chi sta vivendo queste cose, è ora di evitare il rumore assordante delle "parole lontane" per far parlare finalmente chi sa come vanno le cose. Per far urlare come sono andate le cose, perchè è ora che qualcuno urli. Se pubblicherò aggiornamenti saranno i suoi o quelli di qualche altro abruzzese, e lancio un appello: facciamo tutti così, diffondiamo solo la verità, la verità che è lì in quel luogo adesso, non la "verità" nostra lontana che in ogni caso dipende da altre fonti non troppo verificabili. Secondo me è il minimo che possiamo fare.
Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila. Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna
Continua...Pubblicato by Sar@ alle 9:33 AM 0 commenti
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2.2.09
Lulaby
A volte succede che rimandando un'azione si possano prendere due piccioni con una fava.
Io volevo scrivere da un pò della vicenda-Kakà, ma tra un evento e l'altro è sempre rimasto un argomento in lista d'attesa. Anche perchè mi dava fastidio scrivere una sciocchezza subito dopo un articolo tragico...
Ma adesso c'è la vicenda-Battisti, che guardacaso riguarda proprio il Brasile, e allora prendo due piccioni con una fava.
Partiamo dalle cose importanti: come voi ricorderete, verso metà gennaio a Milanello arriva tramite raccomandata con ricevuta di ritorno un'offerta di 120 milioni per Kakà, con un ingaggio di 15 milioni a stagione per il gladiatore calciatore. Per andare a giocare dove? Nel Manchester City. Voi conoscete il Manchester City? No? Neanche io, e non ho neanche voglia di andarmi a cercare la storia di questa squadra. Al che cosa succede? Che kakà (mica scemo) gentilmente chiede "scusate ma non mi avete fatto andare al Real Madrid col caldo il sole e la noche caliente, perchè volete mandarmi a inumidirmi in Inghilterra? Con tutto il rispetto preferirei evitare la pioggia perenne". (forse anche lui aveva visto la presentazione delle prossime olimpiadi londinesi rimanendo disgustato). Si susseguono una serie di dichiarazioni, di cui la più importante è quella di Berlusconi: "è difficile far restare un giocatore quando gli propongono quell'ingaggio". Ed è qui che la storia comincia a puzzarmi, perchè Kakà fino a quel momento non era sembrato molto entusiasta della cosa. Nel frattempo sotto la casa di Kakà si radunano degli ultras che secondo Studio Sport alle nove e mezza gli impediscono di dormire a causa del loro furore. Tempo due giorni ed è ufficiale che Kakà resta al milan. Guardacaso lui diventa un eroe "attaccato alla maglia" e il milan diventa la squadra che rinuncia a 120 milioni per tenere un giocatore. Ahahahahahah!!! E il bello è che tutti ci credono!
Primo Kakà odia la pioggia, secondo il milan è tipo 3 anni che vince qualsiasi cosa ma non si capisce dove vadano a finire i soldi (ricordo che sono 120 milioni per ogni Champions League) dato che il mercato è penoso. Spendono milioni e milioni per le controfigure di Ronaldinho, Shevchenko (non mi dite che quello è veramente Shevchenko), altri 18 centrocampisti-attaccanti-fantasisti-che-fanno-spettacolo e in difesa fanno giocare Maldini col bastone, senza contare che appena c'è uno assente in difesa mettono in punizione nell'angolino a sinistra Jankulovsky (che è un centrocampista-ma-non-di-quelli-che-fanno-spettacolo). E' ovvio che l'unico modo per non far incavolare i tifosi è innanzitutto raccontare lo spogliatoio come se fosse casa-barilla, compito già eseguito da studio sport, e poi esagerare le notizie! Magari sto emiro arabo aveva detto al bar tra un caffè e un amaro "Kakà? E ki è Kakà? Non varrà mica 120 milioni!" e il barista stufo di spruzzare il cacao nei cappuccini ha chiamato il giornalista freelance locale che stufo delle solite notizie da due soldi ha deciso di chiamare studio sport. E la notizia si è gonfiata e ha fatto il giro d'Italia.
Adesso passiamo alla faccenda meno importante, è arrivato il momento delle cose leggere...
Parliamo di Cesare Battisti.
Tutti parlano di questo Battisti come se fosse il primo compagno delle superiori ad avere il masterizzatore da tanto è noto ai telespettatori. Riassunto: era un terrorista del PAC (proletari armati per il comunismo) che è stato condannato per omicidi plurimi durante gli anni di piombo. Poi è stata richiesta l'estradizione (accettata dalla Francia), poi, mentre stava per essere riconsegnato alle autorità italiane, è fuggito (lui dice con l'aiuto dei servizi segreti francesi) diventando un latitante. Adesso è in Brasile, dove addirittura gli hanno concesso l'asilo politico, e Lula (presidente del Brasile) ha negato l'estradizione in Italia.
A questo punto scatta il finimondo, dichiarazioni infuocate, minacce, screzi vari. I nostri ministri sembrano preoccupati per i turisti italiani che a Rio non possono sentirsi sicuri con un terrorista a piede libero. Che detto da chi ha tre-quattro regioni abitate dalla mafia suona un pò strano. Ma nulla di grave fino alla dichiarazione più tremenda, quella in assoluto più pericolosa, inaspettata, incontrovertibile, dalle conseguenze inimmaginabili: "l'Italia non giocherà l'amichevole col Brasile".
Ora, voi capirete che di fronte a questa minaccia non si può star fermi con le mani in mano, dopo queste azioni sovversive si passa alla guerra, non c'è diplomazia che tenga.
Quindi Lula si è dato da fare, ha detto che la decisione finale spetta al Tribunale supremo del Brasile, che interpreterà le norme vigenti. L'Italia se vorrà potrà poi fare ricorso. Così Lula dichara che il caso è chiuso, Berlusconi che non sarà intaccata l'amicizia tra i due paesi (e quindi si farà la partita di calcio) e pace è fatta.
A questo punto credo che per l'armistizio possiamo ringraziare sky che avrà gentilmente chiesto di rispettare i contratti.
E così ancora una volta abbiamo assistito al ciclo vitale delle notizie italiane, prima nascono (all'improvviso), poi crescono e non fanno come i bambini buoni, loro continuano a piangere reclamando attenzione (e infatti usano sempre una, massimo due parole per farsi capire, questa volta "caso-Battisti"), poi il governo reagisce in modo spropositato e impertinente (ma tanto chi sa chi è Battisti e dove sta il problema?) e tutti riportano le dichiarazioni, cioè la notizia cresce e si riproduce, poi dopo il plateau dell'età adulta comincia a regredire, si sgonfia, si riappacifica con la vita, si disidrata fino a perdere spicco.
E noi possiamo cantare la ninnananna a questa notizia, sperando che dorma tranquilla. Noi tra una sfilata di moda e l'altra, tra una ricetta prelibata e i consigli-sempre-uguali del nutrizionista coi baffi possiamo aspettare la prossima notizia bomba. Sperando che non venga da un terrorista.
Pubblicato by Sar@ alle 11:19 PM 1 commenti
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11.1.09
L'infinito indefinibile
Ma io so che un giorno ho messo nel mio stereo Creuza de ma, e in quel momento ho cambiato dimensione, sono entrata in un altro mondo che mi sembrava di vivere in prima persona. Un universo che qualcuno mi proponeva ma che sentivo mio, pur non sapendo se lui l'immaginava veramente come me. Ecco, la sua grandezza è che con le sue canzoni è riuscito a fabbricare la chiave di ingresso della sua casa, ma ognuno può sognare le pareti di colori diversi. Questo nuovo ambiente prima sconosciuto diventa il proprio all'istante.
Io so che quel cd è il cd della svolta.
Pubblicato by Sar@ alle 7:45 PM 7 commenti
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24.12.08
Direi che ci siamo
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7.11.08
La globalizzazione sta benone, è addirittura abbronzata
Pubblicato by Sar@ alle 10:55 AM 9 commenti
5.11.08
Barack Obama ce l'ha fatta: dal "yes we can" al "yes I did"
Barack Obama è Presidente. Tutti i giornali titolano: primo afroamericano alla casa bianca.
Sbagliato!
E' il primo presidente degli Stati Uniti dopo vent'anni che non ha il cognome di un prodotto pubblicitario per la lavatrice:
"La lavatrice vive di più con Clinton!"
"Bush, più bianco non si può"
E' un grande risultato passare dalle lotte per la parità sociale a un presidente di colore, ma io spererei che non si dovesse usare in campagna elettorale questo particolare, spererei che diventasse indifferente come il colore della cravatta.
La verità è che gli americani hanno pensato di dover votare tra un bianco e un nero, ma hanno votato tra un pazzo e un demagogo, tra un guerrigliero convinto e patriotta e un nuovo figuro che sta dalla parte opposta e che non ha votato le leggi e i provvedimenti di Bush.
Obama non potrà cambiare le cose e non lo vorrà fare, gli sponsor che si sono inseriti nella sua campagna elettorale non l'avranno fatto per caso, non avranno deciso di regalare i loro soldi. E le lobby americane in generale non avranno optato per la redenzione e per il libero mercato senza appoggi in una notte. Obama potrà fare l'autogol di dire "americani, abbiamo perso la guerra in Iraq per la seconda volta"? No, Bush gli ha lasciato la patata bollente apposta!
Insomma, le cose stanno sempre nello stesso modo: o ci facciamo sentire e ci assumiamo le nostre responsabilità o non possiamo sperare che da oltreoceano uno cambi tutto. Semplicemente forse con lui le cose non peggioreranno ulteriormente...
Una cosa però è già migliorata, leggo sul televideo "borse euforiche",
contente loro! Basta poco, come direbbe Vasco. E' proprio vero che l'economia rispetta le leggi del caos, dico io. Anche questo è un piccolo cambiamento insignificante, basta la prima frase sbagliata per far ricrollare tutto, è ormai chiaro che è un sistema che sta in piedi perchè tirano i quattro venti, o Obama continua a soffiare o dovremo trovare un'altra soluzione.
Pubblicato by Sar@ alle 11:13 AM 1 commenti
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11.10.08
In breve
Crisi americana, è emersa la preoccupazione più grave per l'intero paese: i giocatori di football, basket e baseball temono che la gente compri meno biglietti.
Il problema è che non è una battuta.
Pubblicato by Sar@ alle 11:56 PM 1 commenti
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1.10.08
Quando è troppo è troppo
Ovviamente. Infatti i vigili credevano che lui fosse uno spacciatore, e invece no, era uno studente che per giunta stava cominciando a fare il volontario in una comunità per tossicodipendenti. E ammettiamo anche che volesse sottrarsi ai controlli, una volta ammanettato non c'era bisogno di pestarlo ulteriormente.
Sempre da Repubblica, ecco la versione dei vigili:
"Un agente si è avvicinato al giovane mostrando il tesserino di riconoscimento. Il ragazzo è fuggito divincolandosi due volte dagli agenti. Ne è nata una colluttazione, con due agenti feriti, uno dei quali ha riportato una distorsione al ginocchio e un altro al polso. I due sono stati portati al Pronto soccorso e, secondo referto, ne avranno il primo per venti giorni e, il secondo, per tre. Il giovane è stato fermato per resistenza a pubblico ufficiale".
Gli agenti hanno sospettato che il giovane facesse 'da palo', perché era nel parco dalle 17,30 (l'arresto è avvenuto un'ora più tardi). "Continuava a telefonare e fare gesti in direzione del pusher poi arrestato, e infine di fronte al tesserino si è dato alla fuga, opponendosi poi in maniera violenta all'identificazione".
Inoltre al Comando ha fornito generalità imprecise - è scritto nella nota - E non è vero nemmeno che sia stato malmenato con manganelli quando questo strumento non è in dotazione alla municipale.
"Circa la busta con all'interno i documenti del giovane ghanese, la Polizia municipale sostiene che al momento della consegna era bianca e non riportava alcuna scritta".
Quindi a questo punto siccome noi siamo estranei alla faccenda, poniamo che il giovane fosse veramente uno spacciatore. In Italia è ancora un reato quindi la polizia ha l'obbligo di intervenire se ritiene che ci siano comportamenti sospetti. Se il sospettato in questione si dà alla fuga, i poliziotti ovviamente cercheranno di raggiungerlo, poi lo immobilizzeranno, gli metteranno le manette e lo porteranno in centrale. Il fatto che abbiano delle lesioni potrebbe dipendere sia dalla difesa del ragazzo, pestato eccessivamente, che dal fatto che evidentemente non sono molto preparati tecnicamente. Ognuno di loro dovrebbe sapere le teniche per immobilizzare una persona.
Sul fatto invece che il verbale fosse bianco, questa è un'informazione falsa, un verbale per antonomasia deve essere compilato. E l'accusa contro il ragazzo che l'avrebbe falsificato scirvendo negro è passibile di denuncia per diffamazione, con l'aggravante che tale "accusa di reato" è stata recata col mezzo della stampa.
Inoltre l'articolo di Rebubblica da questo punto di vista è assolutamente contraddittorio, non si capisce se questa scritta riguardi il documento del verbale o la busta che lo contiene, ed è un punto assolutamente fondamentale per capire come si siano svolte le cose.
Sempre per quanto riguarda la presentazione della notizia da parte della stampa, notiamo contraddizioni, infatti prima ci viene detto che il ragazzo viene pestato fuori dalla scuola, poi che la polizia l'ha fermato perchè era da un'ora (cioè dalle 17.30 alle 18.30) a telefonare con fare sospettoso al parco. Inoltre notiamo che nessuno rimanda alle leggi in vigore in questione, nessuno spiega le differenti versioni, non c'è nessun tentativo di conciliarle.
A margine dei fatti raccontati -che comunque non possono essere definiti come tali dato che ci mostrano due versioni totalmente contrastanti- invece di chiamare in causa la legislazione, che dovrebbe essere simbolo di oggettività, vengono riportate dichiarazioni di politici, ovviamente di sinistra, che si chiedono come sia potuto succedere. A mio modo di vedere è molto pericoloso lasciare che questi dubbi -che peraltro riguardano la Costituzione italiana e le norme basilari di questo stato- vengano riportati solo da una parte politica. I giornali così strumentalizzano lo scenario politico (o meglio, si fanno strumentalizzare da una certa parte dello scenario politico) creando ancora una volta una corrispondenza omologata e binaria, cioè alla sinistra si dà il ruolo della difesa del ragazzo senza se e senza ma e alla destra si lascia il silenzio, nell'attesa che trovi qualche parola confortante, nell'attesa che trovi un'alternativa alla frase che ormai non potrà più essere usata, cioè "è un caso isolato".
I giornali agendo in questo modo inoltre contribuiscono alla "riorganizzazione mentale" dei loro lettori, facendo loro capire che non esistono diritti fondamentali, ma bensì idee di sinistra e idee di destra. Se si è di destra è normalissimo avere idee opposte alla sinistra, quindi la difesa dell'uguaglianza sociale non è più una priorità ma è un'opinione da amministrare a piacimento. E l'uguaglianza sociale non è un diritto fondamentale e un principio fondante della nostra democrazia ma è un'idea di sinistra.
I fatti, presentati in modo assolutamente contraddittorio, diventano occasione per la creazione di opinioni sulla base di preconcetti stereotipati e ormai utilizzati in modo dogmatico, che si basano su una rielaborazione rigida e fittizia della realtà.
E' questo il cardine di tutta la vicenda, è il fatto che ormai questo paese si sta trasformando in giungla, è il fatto che eliminare certe verità significa rendere tutto più arbitrario, significa impedire la civiltà.
E la cosa ancora più grave è che questo episodio riguarda la polizia, cioè un organo ufficiale che dovrebbe garantire la piena adempienza alle leggi statali, che dovrebbe garantire giustizia e rispetto delle regole.

La polizia ha agito in base alle nuove ordinanze stabilite dal sindaco di Parma Pietro Vignali, che si è attenuto alla nuova legge di Maroni, che tace.
Il Sindaco Vignali che ha dichiarato quanto segue: "Non conosco i fatti da vicino perchè sono stato tutto il giorno a Roma. Ho parlato con il mio assessore: il rapporto dei vigili afferma che nella busta c'era scritto solo 'Emmanuel' non 'Emmanuel negro'. La parola 'negro' potrebbe essere stata aggiunta successivamente, magari da lui stesso."
Viene da chiedersi se non conosce i fatti come può parlare, se la premessa è "non conosco i fatti" la conseguenza logica dovrebbe essere "quindi mi documento e poi risponderò meglio alle vostre domande", non dichiarazioni rilasciate a caso.
E a Parma è già il secondo caso di comportamento scandaloso della polizia, dopo la vicenda della prostituta maltrattata e buttata a terra in cella.
Eppure Parma è la patria di Giuseppe Verdi, con le sue cinque orchestre e i suoi teatri maestosi è la culla della musica classica e della lirica, addirittura è diventata capitale della musica, è la città del prosciutto, della tradizione e dell'innovazione coi suoi centri per la sicurezza alimentare e per il controllo delle acque del Po, è tra le prime città che hanno adottato un sistema di commercio ecosostenibile, insieme a Mantova, Ferrara e Ravenna è tra le città della pianura padana ad aver investito per una città pulita e ecologica.
Evidentemente la barbarie non ha memoria, non ha tempo, esiste e basta. E' fortunata, le circostanze e le persone le garantiscono imperitura consistenza.
Pubblicato su Mentecritica
Pubblicato by Sar@ alle 9:51 AM 0 commenti
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20.9.08
In breve su Alitalia
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In breve
Alberto Castagnetti su Filippo Magnini, inviato all'Isola dei Famosi n° 62:
"Le sue prestazioni erano naufragate. Gli hanno detto che non ha i tempi televisivi corretti, ma vi assicuro che anche in piscina i tempi cominciavano a scarseggiare..."
Pubblicato by Sar@ alle 2:38 PM 0 commenti
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18.9.08
La stoccata vincente
La Vezzali ha dato una stoccata alla democrazia, aiutata dal solito Vespa. Effettivamente ce n'era bisogno.
Ci terrei a chiarire che il problema non è tanto la frase "incriminata", quanto gli occhi che brillano, l'affermazione assolutamente presuntuosa "sono sicura che con persone come lei e COME ME l'Italia potrà guardare a testa alta tutte le altre nazioni", lo spazio prossemico decisamente ridotto.
E vedere Vespa li dietro che gongola mi fa vomitare.
Arridatece Giovanna!!!
Pubblicato by Sar@ alle 9:59 AM 3 commenti
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14.9.08
In breve

Il commissario straordinario Alitalia: "questa vicenda è Fantozziana"
Continua...
Pubblicato by Sar@ alle 2:54 AM 4 commenti
Label: Attualità, I think that..., In breve
8.9.08
Si, l'ho fatto veramente

E' tutto vero. Quello che dico è sicuramente falso, mi puoi credere, è vero.
Il Grande Fratello ti sta guardando.
Se i fatti dicono il contrario, allora bisogna alterare i fatti. Così la storia si riscrive di continuo.
La mutabilità del passato è il dogma centrale.
La pubblicità non fa vendere di più.
I partigiani non sono mai esistiti.
Noi siamo in democrazia.
Questo cartello è appeso veramente sotto la tv situata in via Xxxxxxxx numero xx/x int. x, Bologna. Fallo anche tu, appendilo sotto la tua tv!
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Se vuoi diffondere la campagna di disintossicazione dal tuo blog, copia questo codice:

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Continua...
Pubblicato by Sar@ alle 9:41 PM 16 commenti
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4.9.08
In breve
...Caro Fabio hai ragione, è proprio il sistema che ti permette di essere miliardario!
Pubblicato by Sar@ alle 3:47 PM 0 commenti
Label: Attualità, Calcio, I think that..., In breve
31.8.08
Non ce l'abbiamo fatta. Il calcio è in tv minuto per minuto
Io speravo nell'eclissi calcistica, speravo che questo accordo fosse raggiunto almeno dopo la prima giornata, e invece ci siamo cuccati il solito circo anche questa volta. Mediaset quest'anno ha detto "no, grazie", ha spostato controcampo su rete 4, il che o è un motivo in più per affermare che rete4 è assolutamente indispensabile per gli italiani e deve rimanere in analogico oppure è un motivo in più per farsi urlare vaffansatellite...E quindi è rimasta la RAI, che non naviga nell'oro e perciò ha litigato con Matarrese (presidente della LEGA -calcistica, non quella in verde-) in un tira e molla, tipo mercato marocchino, in cui si parte da 40 euro per arrivare a 10. Stavolta è andata male all'acquirente di turno, almeno così mi sembra, dato che 28 milioni non sono bubbole come si dice da noi.
Fu così che la RAI riabilitò 90° minuto, la Domenica Sportiva che comunque sportiva non era, e potè far parlare dei gol a Quelli che il calcio.
Dopo le olimpiadi il calcio per me ha ancora meno significati di quanti ne ha di solito, è svuotato completamente di quella che dovrebbe essere l'essenza, cioè lo sport. E' un circo mediatico, non c'è niente da fare, è il nostro circenses, è assurdo! Per citare un esempio: mi sono imbattuta nel Tg2, o meglio nei resti puzzolenti del tg di una volta. C'è Italo Cucci, che si chiede (parole testuali): "Mourinho o Ronaldinho, Ronaldinho o Mourinho...Ecco, se dovessi scegliere un titolo per il giornale di domani sceglierei Milaninho". Eh?
Poi scopro che al Tg2 sono in vena di filastrocche, nell'annunciare il servizio successivo il giornalista dice "Vince Valentino, il mondiale è vicino. Stoner è scivolato e si è ritirato". Grazie per la perla!
Sempre rimanendo in tema di tv, c'è Varriale, il napoletano odiato da qualsiasi allenatore, che dice che il presidente degli arbitri ha chiesto rispetto, della serie cornuti sì, mazziati anche no.
C'è già allarme per gli scontri: i napoletani hanno fatto scoppiare un petardo sul treno, i poliziotti antisommossa sono già pronti ad agire, non si sa mai che si perda tempo. E così è ricominciato il tour della carovana, sempre con le solite caratteristiche e dinamiche, sempre con le statistiche assurde tipo la quantità di metri percorsa da ogni giocatore durante la partita, o la balistica pallonara. Tutte cose che fanno allontanare dal calcio, ormai impresa teatrale in cerca di teatrini e di comparse.
Pubblicato by Sar@ alle 9:21 PM 2 commenti
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28.8.08
Niente calcio in tv. Tiè!
Potete immaginare la mia felicità! Non poteva esserci notizia migliore in questo periodo post-olimpico e pre-paralimpico! Ho provato a immaginare la scena dei simpaticones di controcampo che provano a raccontare i gol simulandoli, facendo animazioni col computer, e mi è venuto troppo da ridere.
Per non parlare della moviola, perchè tanto quella la faranno lostesso, se no rischiano crisi d'astinenza, che sarà in merito ai cartoni animati che simuleranno i gol o i rigori non dati, o i fuorigioco! Moggi già si rammarica di non poterci essere...Per una domenica non avrebbe dovuto chiedere ai montatori dei filmati di taroccare le immagini.
Oppure dite che chiameranno quelli che fanno i plastici per Vespa per mostrare gli schemi? O opteranno per la lavagna magica che avevamo da piccoli? Questo sì che è Fantacalcio!
Per i pochi appassionati di calcio rimasti -per cercarli consiglio lanternino con lume a candela, in vendita presso IKEA a soli 3 euro-, non disperate! Ci sono vari siti per guardarlo GRATIS in streaming! Uno che conosco io (ma non ci sono mai stata, quindi se non funziona non ditemi niente) è rojadirecta.com, credo che le telecronache siano in spagnolo o in inglese, ma non eravate voi a lamentarvi di Civoli?
Se invece preferite i telecronisti sky, sappiate che stanno cercando di fare tutto questo perchè la Lega Calcio sa che con sky si guadagna di più, sky vuole vendere il pacchetto a ognuno di voi, e così tutti sarebbero felici e contenti! Per quanto mi riguarda, sky fa solo bene a lucrare sul calcio dato che ormai non è più uno sport e che per gli italiani è diventata una dipendenza quasi come il fumo di sigaretta. Per chi non ha soldi per sky c'è lo streming, per chi vuole godersi lo spettacolo dal vivo e magari prendersi qualche botta c'è lo stadio, per tutti gli altri forse inizierà una nuova era. Già immagino la domenica sportiva che è davvero sportiva, già immagino che parlano di tutti gli sport per due ore abbondanti mostrando le sintesi delle partite o delle gare, e che come ultimo servizio annunciano "E adesso, le brevi del calcio. Noi ci vediamo domenica prossima, sempre su questa rete, sempre a parlare di sport".
Pubblicato by Sar@ alle 6:36 PM 2 commenti
Label: Attualità, Calcio, I think that..., Sport in general
7.7.08
Vorrei che questo blog fosse offline
Per protesta perchè in questi tempi è d'uso chiudere siti o blog che fanno INFORMAZIONE o SATIRA. La protesta è perchè hanno chiuso il blog di JP, che ha pubblicato una finta telefonata tra Saccà e Berlusconi, facendo evidentemente satira. Lascio a voi giudicare, per spiegare la verità basta una parola, incomincia per "d", finisce per "a", andava di moda in Europa negli anni 30-40, 9 lettere.
Immagino che i giornalisti intelligentissimi e coltissimi che abbiamo qui in Italia sappiano rispondere subito all'indovinello.
E adesso, oscurateci tutti. Tanto noi abbiamo mezzi per risolvere le cose o per andarcene, voi continuerete a rotolarvi nella merda che avete creato. Non vale neanche la pena sprecare fiato o lettere per insultarvi.
Pubblicato by Sar@ alle 7:49 PM 4 commenti
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5.7.08
Huzaifa Parhat, cinese: Liberatelo, trasferitelo, aprite un nuovo processo. Ma non lasciatelo a Guantanamo, perché non ha colpe
Bene, adesso Il Manifesto riporta la storia di uno di questi Uighuri detenuto senza aver avuto un reale processo a Guantanamo. L'articolo è di Matteo Bosco Bortolaso, l'ho trovato sul blog Pensatoio.
Liberatelo, trasferitelo, aprite un nuovo processo. Ma non lasciatelo a Guantanamo, perché non ha colpe. Secondo la corte d'appello federale di Washington, Huzaifa Parhat - rinchiuso nella famigerata prigione cubana per più di sei anni - non è un enemy combatant, un combattente nemico pericoloso per gli Stati Uniti. La decisione arriva dopo pochi giorni da una storica sentenza della Corte Suprema su Guantanamo ed è la prima del suo genere. Più di 190 detenuti hanno fatto appello per scrollarsi di dosso la terribile etichetta di enemy combatant, che equivale ad una condanna indefinita nel carcere cubano.
I tre giudici di Washington - David B. Sentelle, Merrick B. Garland, Thomas B. Griffith - hanno deciso che Parhat, il primo detenuto di cui si è discusso, deve riavere la libertà, o almeno un giusto processo. Il prigioniero è uno uiguro, un musulmano originario del nordovest della Cina. Parhat sarebbe legato al movimento islamico del Turkestan orientale, che chiede l'indipendenza da Pechino. Il gruppo musulmano, secondo Washington, ha legami con al Qaeda. Per questo motivo Parhat, un ex venditore di frutta, era stato arrestato in Afghanistan nel 2001, dopo l'attacco a New York e Washington.
Con quale accusa? «Si stava addestrando in un campo di terroristi nella regione di Tora Bora, dove gli uiguri espatriati dalla Cina si esercitano con armi di piccolo calibro», si legge nelle carte di Guantanamo. Il campo, secondo gli inquirenti, sarebbero stato fondato dai talebani, se non addirittura da da Osama bin Laden.
Lo stesso governo degli Stati Uniti, però, ha riconosciuto che i prigionieri uiguri a Guantanamo non sono una minaccia per l'America. Forse il campo d'addestramento c'era, ma l'obiettivo poteva essere Pechino. Non Washington. La vicenda, però, non è affatto chiara. Della storia di Parhat non si sa molto. Pochi dati dal database del carcere. Numero seriale di internamento: 320. Luogo di nascita: provincia di Ghulja, nella regione «autonoma» cinese dello Xinjiang. Data: 11 febbraio 1971. A Guantanamo indossa un'uniforme beige, segno che è stato classificato come «livello uno», un prigioniero dalla buona condotta. La famosa uniforme arancione vuol dire invece detenuto «neutrale», quella bianca «crea problemi».
I giudici non possono discutere in pubblico i dettagli della storia del prigioniero, coperti dal segreto militari. I magistrati, comunque, hanno promesso che pubblicheranno una versione ridotta dei documenti processuali.
Quel che è certo e già pubblico è che la corte chiede al governo che il prigioniero venga liberato: contro di lui non sono state prodotte abbastanza prove. «È un giorno straordinario, è una corte molto conservatrice - commenta a caldo Sabin Willet, l'avvocato del detenuto - Parhat non può nemmeno conoscere questa decisione perché si trova in isolamento».
«È il primo caso che si muove in avanti - sottolinea David Cole, professore di legge costituzionale alla Georgetown University a Washington - stiamo parlando di qualcuno che i militari hanno trattenuto per sei anni e la corte federale ora dice che non doveva essere imprigionato». «Senza un controllo giudiziario indipendente - continua il professore - sarebbe potuto rimanere lì per altri 10, 15 anni. Ora ha un'occasione per cercare la libertà».
Ma l'occasione per la libertà non è assicurata. Ci sono non pochi problemi tra i 17 uiguri rinchiusi a Guantanamo e la Cina, il Paese che dovrebbe riprenderseli. Nel 2006, altri cinque uiguri furono trasferiti in Albania. Secondo Usa, in Cina li aspettava una brutta fine. Processati, se non peggio.
Che succederà a Parhat e ai suoi sedici compagni di sventura? Il dipartimento della giustizia ha fatto sapere che sta «studiando la decisione della corte e considerando le nostre opzioni». Secondo il Los Angeles Times, si tratta di un bel «mal di testa legale e diplomatico per l'amministrazione Bush, che non riesce a trovare un Paese che li accetti».
La decisione della corte federale è stata presa in base a un ricorso fatto secondo il Detainee Treatment Act, legge del 2005 che garantiva ai prigionieri una revisione giudiziaria sul loro status di enemy combatants. I diritti dei detenuti sono stati ampliati dalla recente decisione della Corte Suprema.
Pubblicato by Sar@ alle 11:29 AM 4 commenti
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