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27.8.12

Il Medagliere finale e gli equilibri geopolitici



Grazie al mitico e impegnativo lavoro di Ale Bosk dedicato a Pinguino Sportivo possiamo fare qualche considerazione sull'impatto globale degli ori olimpici organizzati per continente. Vi consiglio di espandere la foto cliccandoci sopra, ne vale la pena!
Si sa che il computo totale degli ori è importante soprattutto per alcune nazioni che devono affermare attraverso i giochi la loro "potenza" sportiva e non solo. Del resto lo sport ad alti livelli non è solo fatto da atleti che hanno talento, ma richiede grande organizzazione, pianificazione serrata e lavoro di team molto preciso e competente. Tutte cose che alla gran parte delle nostre federazioni risultano oscure o sconosciute.
Da quando la Cina ha scelto di ospitare i Giochi Olimpici la sua ascesa nel medagliere è stata costante, fino all'apice di Pechino. Ora si sapeva (l'aveva previsto anche Sport Illustrated) che gli Stati Uniti l'avrebbero battuta, ma fino al penultimo giorno è stata una gara "punto a punto", veramente tirata. Del resto per la Cina l'atleta è propaganda di regime, i suoi successi sono i successi dello stato, l'investimento nello sport deriva sia dal fatto che è una nazione emergente, sia da questa necessità di ottenere pieno riconoscimento di "potenza globale". Per questo gli atleti più meritevoli vengono spesso sottratti alle famiglie, che non li possono più contattare se non telefonicamente ogni tanto, vengono fatti allenare con metodi molto duri da quando sono piccoli (ad esempio bambini di 4 anni piangenti che devono rimanere quanto più possono appesi alle sbarre per gli allenamenti nell'accademia di ginnastica artistica), e devono ottenere sempre il massimo. Delle macchine da risultato praticamente. Aggiungiamo che contare su 1,5 miliardi di popolazione aiuta, basta guardare le statistiche con la proporzione medaglie/100 milioni di abitanti: la Cina ne ha appena 6,6, l'Europa 51.
Altra potenza globale che sicuramente tiene anche al risultato sportivo sono gli Stati Uniti, che tengono a mantenere la tradizione del primo posto nel medagliere. Da quando si è fatta sotto la Cina poi, hanno tutto l'interesse a rimanerle davanti. Almeno nello sport, dato che la Cina detiene 480 miliardi di dollari di titoli di stato USA.
Del resto negli Stati Uniti c'è una cultura sportiva molto radicata, i college privati solitamente costosissimi offrono delle borse di studio agli atleti più talentuosi praticamente in tutte le discipline, con le punte di diamante degli sport USA per eccellenza: basket, baseball, football. Negli Stati Uniti si va dalla partita domenicale vissuta come spettacolo familiare post-barbecue da effettuare rigorosamente nel parcheggio dello stadio, al beach volley, all'atletica passando per il nuoto (ricordo che Phelps si è ritirato dopo aver vinto quasi tutto il vincibile anche in queste olimpiadi). Insomma ce n'è per tutti i gusti.
Il percorso dell'atleta è graduale, il passaggio al professionismo è ammortizzato appunto dal college, che fa crescere lo sportivo e lo porta ad ottimi livelli consentendogli di praticare sport senza spese e frequentando l'università.
In Italia molti degli atleti medagliati fanno parte dei gruppi militari, che dànno loro uno stipendio, ma che non aiutano nel percorso da dilettante a professionista, e soprattutto indeboliscono le squadre sportive, "privandole" dei migliori talenti. Del resto se abbiamo federazioni che spendono milioni di euro, con un esubero di dirigenti e dipendenti enorme, con sedi sproporzionate ai reali bisogni incapaci di sovvenzionare a sufficienza le squadre sportive non ci possiamo lamentare più di tanto.
Ecco, siamo passati per l'Italia per arrivare a parlare di Europa. E' di queste ore la notizia che la Merkel vuole ridisegnare le regole politiche ed economiche della UE, che si avvierebbe a diventare un grande stato federale. Proviamo quindi a considerare le medaglie europee come appartenenti a un unico grande stato: 108 ori complessivi, sarebbe sicuramente prima nel medagliere (forte dei 29 ori inglesi, credo che nessuno si sarebbe aspettato questa ascesa britannica). Sicuramente l'Inghilterra e l'Europa in generale sono i luoghi in cui è stato inventato lo sport moderno, la cultura sportiva è variegata all'interno dei diversi stati europei, ad esempio possiamo pensare a come vivono lo sport i francesi, gli spagnoli, noi stessi, o gli olandesi (uno degli sport nazionali è il pattinaggio su ghiaccio velocità, tanto per fare un esempio), ma il fil rouge è la densità delle persone che praticano sport da bambini semplicemente perchè è considerato "normale" farlo. Sicuramente -crisi a parte- l'economia europea ha sempre consentito una pratica diffusa dello sport.
Il Centro-sud america può contare sui suoi 20 ori. Sicuramente cresceranno, dato che le prossime olimpiadi a Rio daranno modo al Brasile di crescere sotto ogni punto di vista (Sportivo, s'intende). 
Vorrei parlare anche dell'Africa: 11 ori, di cui 3 etiopi, fanalino di coda insieme all'Oceania con 13 ori. Questo è un esempio che forse confuta la teoria secondo cui dal PIL si possono prevedere le medaglie olimpiche. Nel caso dell'Etiopia ad esempio 3 ori sono molto più rispetto a quanto ci si aspetterebbe, e dall'altro lato il PIL australiano è decisamente più alto di quello "necessario" per arrivare a 6 ori. 
Diciamo che per noi che abbiamo una informazione così "europacentrica", sembra che i mass media non vadano oltre le colonne d'Ercole, forse sarà possibile accorgerci dell'Africa solo quando vinceranno più medaglie olimpiche, quando avranno un peso anche nello sport. Speriamo che accada presto ovviamente, anche se attualmente i disegni politici riguardano l'Africa solo marginalmente, come sempre. Durante le Olimpiadi sono scappati atleti africani dalle loro delegazioni, semplicemente per ottenere il passaporto britannico, per potersi allenare, avendo i mezzi e la pace necessaria a garantire una preparazione. E probabilmente anche i mezzi economici per sopravvivere ed evitare la fame una volta finita la carriera agonistica.

Quindi, concludendo, da questo computo totale degli ori emerge che le Olimpiadi sono lo specchio di quel che accade nel mondo oggi: l'Europa e gli Stati Uniti dominano la scena mondiale, la Cina appare in rincorsa date le sue enormi potenzialità e il loro sfruttamento diciamo sistematico, l'Oceania è alla periferia, il Sud America ha ancora molta strada da fare (ma ha dalla sua la ripresa dopo la crisi economica dell'Argentina che aveva trascinato nel baratro altri stati e l'assegnazione dei giochi del 2016 a Rio), e l'Africa fanalino di coda, vera culla antica dell'umanità ma adesso veramente mai considerata, poco aiutata e in perenne stato d'emergenza.

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20.8.12

Le Olimpiadi degli sport di squadra


 Dopo aver analizzato gli sport individuali veniamo agli sport di squadra:
- Pallanuoto: Settebello da incorniciare, splendido argento dietro la Croazia del maestro Ratko Rudic che è parsa imbattibile. I nostri in finale hanno tenuto nel primo tempo partendo in vantaggio con un parziale di 2 a 0 e poi resistendo per qualche minuto alla rimonta croata. Poi gli avversari sono saliti in cattedra, erano più solidi sia in difesa che in attacco e hanno piazzato due break. Noi non siamo più stati capaci di sfruttare l'uomo in più, molte nostre azioni si sono concluse senza tiri ambiziosi allo scadere del tempo concesso, e il successo croato è stato inevitabile. Ottimo lavoro di Sandro Campagna chiamato alla ricostruzione del movimento dopo il fallimento della giovane squadra italiana ai Mondiali di Roma 2009: ha preservato e lavorato sui giovani migliori affiancando grandi esperti (v. Felugo e Tempesti), veri fari di questa nazionale.
Setterosa assolutamente insufficiente, settima davanti solo alla Gran Bretagna, qualificata in quanto paese ospitante. Mai in grado di battere nessuna avversaria, unico scatto d'orgolio contro gli Stati Uniti nei quarti, comunque troppo forti per noi, poi sono diventate campionesse olimpiche. Francamente fatico a capire questa involuzione dopo l'oro europeo, penso che si sia trattato di un "torneo no" da valutare al di là del reale stato di salute del movimento e del lavoro di Fabio Conti.



- Pallavolo: che bello vedere i ragazzi sul terzo gradino del podio con la maglia numero 16 di Bovolenta, sicuramente un'immagine icona di queste olimpiadi. I ragazzi hanno disputato un torneo al massimo delle loro potenzialità, battendo nei quarti di finale gli Stati Uniti, cosa che nessuno si sarebbe aspettato. Contro il Brasile non hanno potuto nulla, e nella finalina per il bronzo si sono riscattati vincendo contro la Bulgaria che li aveva battuti nel girone 3 a 0. 
Le ragazze anche in questo caso hanno deluso le aspettative, si sono fermate ai quarti di finale come ad Atene e a Pechino, rimane la maledizione olimpica per loro. Secondo me è necessario un cambio generazionale dato che abbiamo una delle squadre più anziane, è ora di dare spazio alle giovani sostenendo il loro percorso ai vertici.

- Beach volley: buoni risultati per questo movimento sportivo in crescita compatibilmente con le scelte federali di portare solo una coppia maschile e una femminile. Cicolari-Menegatti e Nicolai-Lupo si fermano ai quarti, era francamente impossibile sperare di meglio. 


- Calcio: non pervenuto. Non che durante le olimpiadi io senta particolare necessità di parlare di calcio, quindi è stata un'assenza per me indolore, ma con tutto il carrozzone mediatico e i soldi che muove il calcio il Italia una qualificazione under 21 era quanto meno augurabile. Anche qui c'è un problema di fondo: non si lavora sul passaggio dei giocatori dai vivai alle prime squadre, col risultato che i grandi club si affidano a stranieri già "pronti" e si indebolisce il nostro movimento.

- Pallamano: peggio che andar di notte. Come sempre, non si sono qualificate le nostre squadre in questo sport veramente emozionante. Pare che la federazione per prima non abbia neanche capito le potenzialità di questo sport relegato ai margini. Adesso partirà un progetto federale per cui le ragazze giovani della nazionale formeranno una squadra che gareggerà nel campionato nazionale, in modo da far crescere l'intera nazionale e raggiungere la qualificazione olimpica.

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6.8.12

Clamoroso: Alex Schwarzer escluso dal CONI perchè positivo all'EPO



Questa è una notizia che fa male, ferisce in questa giornata d'orgoglio per i nostri colori.
L'altoatesino, che doveva partire per Londra per difendere il suo titolo olimpico a Pechino nella 50 km di marcia, è stato bloccato dal CONI perchè risultato positivo all'EPO in un controllo antidoping a sorpresa della WADA, sembra o a St. Moritz, o a Oberstorf in luglio.

(Nel frattempo un altro atleta, Nicholas Delpopolo, judoka statunitense, è stato fermato per essere risultato positivo alla cannabis. Ha dichiarato "La mia positività è dovuta al fatto che ho inavvertitamente mangiato un cibo che non sapevo essere stato cucinato con la marijuana prima che io partissi per Londra". A noi diffidenti viene difficile credere a questa contaminazione (c'è pieno al mondo di specialità tipiche cucinate con la marijuana, ma per favore!), ma siamo solidali con lui perchè probabilmente per una canna di troppo non solo non ha avuto vantaggi in termine di prestazione (tant'è che è arrivato settimo), ma probabilmente si beccherà una squalifica. Le prossime serate fanta e pop-corn!)

Ma torniamo a parlare della vicenda di Schwarzer: grande amarezza per questa notizia, lui ha dichiarato "Ho sbagliato, ho fatto tutto da solo e di testa mia. Volevo essere più forte in quest'olimpiade. La mia carriera è finita." Alla madre è venuto un malore. Un'ipotesi possibile è che l'atleta, pulito a Pechino, ha constatato che non sarebbe più stato in grado di ripetersi, e si è dopato. Schwarzer aveva già ventilato l'ipotesi di ritiro due anni fa, aveva detto che non trovava più le motivazioni, che non si divertiva più e non si sentiva più capace.

Io non riesco a pronunciarmi con certezze, perchè mi partono una serie di domande che mi tormentano da quel maledetto '99 in cui a 13 anni, con la maledetta vicenda di Pantani, ho scoperto cos'è il doping. (Ricordo che in quell'occasione avevano controllato l'ematocrito prima a lui, ufficialmente risultato con 52.3, poi a Savoldelli, 49.9, ed infine a Gotti, 49.2. Guardacaso tre risultati decrescenti con l'aumentare del tempo)

Ecco i grandi quesiti:
1) Sono (quasi) tutti dopati ma solo qualcuno viene scoperto? 
2) Spesso gli atleti risultano positivi ai "coprenti", solitamente diuretici. Gli altri si "coprono" meglio?
3) Perchè una grossa percentuale dei maratoneti risulta asmatico? 
4) Come fa un atleta singolo a procurarsi dell'EPO di nascosto da tutto il suo team? 
5) Come si può dire "ha sbagliato" come se ormai tutto sul doping non fosse noto e arcinoto?
6) Quanto contano gli sponsor e quanto le pressioni di tutto il movimento sugli atleti?
7) Perchè ogni dopato che viene squalificato poi quando torna alle competizioni torna forte (o quasi) come prima? Forse perchè il doping è inutile o perchè torna a doparsi in modo un pò più "accorto"? 
8) E le donne dell'atletica con quelle spalle e quelle braccia assurde?
9) Com'è possibile che in alcune indagini (v. Dott. Fuentes) siano stati resi noti solo i nomi dei ciclisti coinvolti e non quelli dei tennisti o dei calciatori di cui si vociferava? Significa che a volte si scopre qualche risultato quntomeno dubbio e lo si tiene nascosto?

Non so se è "etico" per chi scrive di sport porsi queste domande, probabilmente bisognerebbe semplicemente fidarsi: chi risulta positivo lo è, chi passa tutti i controlli è pulito.
Però io non ci riesco, ne ho viste troppe, purtroppo ad esempio ho dovuto smettere di appassionarmi in modo viscerale al ciclismo perchè ogni volta ne succedeva una, era solo questione di tempo e un buon piazzamento o una vittoria al Tour, al Giro, potevano risultare positivi a un qualsiasi tipo di doping.
E ogni volta si scopre che questi atleti "sfortunati" capitano sempre nei ristoranti sbagliati che cucinano carne contaminata, oppure utilizzano dentrifrici malefici, creme potentissime, shampoo ricolmi di ormoni. Addirittura Nadal ha dichiarato che ha il terrore di cenare fuori perchè potrebbero dargli apposta della carne contaminata per farlo risultare dopato!! (E potrebbero anche attaccarci gli ufo a causa di un complotto intergalattico, attenzione).

Sono tutte domande a cui un appassionato di sport non vuole trovare risposta, perchè continua a divertirsi, ad emozionarsi mentre guarda le prodezze di questi esseri umani che si spingono al limite, che sono i più forti, con o senza doping. Perchè rimanere col fiato sospeso durante una volata, mentre si guarda l'ultima vasca nella gara di nuoto, mentre si tifa per i propri beniamini, esultare per un buon risultato o amareggiarsi per una gara non all'altezza delle aspettative, appassionarsi alle grandi storie degli sportivi, è un insieme di sensazioni che il doping o qualsiasi altro illecito non potrà mai rubare allo sport e a chi lo guarda. 

 
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5.8.12

20:00 - 21:00 : l'ora di passione e dei rimpianti



Vorrei raccontare l'ora di passione che abbiamo vissuto dalle 20:00 alle 21:00.
Contemporaneamente si stavano disputando la finale dei tuffi 3 m con Tania Cagnotto, il quarto di finale della pallanuoto contro gli Stati Uniti, il quarto di finale del beach sempre contro gli Stati Uniti.
Ora di passione perchè nessuna di queste tre gare si è conclusa a nostro vantaggio, facendo aumentare esponenzialmente la depressione.

Tania Cagnotto ha perso il terzo posto, ovvero la medaglia olimpica, l'unica che le manca nel carnoso palmares, per 20 centesimi di punto. Le due cinesi sono parse subito imbattibili, soprattutto Wu Minxia ha fatto gara a sè, bisognava lottare per il terzo posto, è stata lotta punto a punto con la messicana Sanchez e la statunitense Krug. L'altoatesina ha "sporcato" un unico tuffo, purtroppo le sono stati fatali quei pochi punti in meno, nonostante il suo doppio e mezzo rovesciato che da sempre è il suo cavallo di battaglia, e nonstante il punteggio finale di tutto rispetto, 362,20. Purtroppo i 76.5 punti dell'ultimo tuffo non le sono bastati per raggiungere la messicana Sanchez (la Krug era uscita dalla zona medaglia col suo ultimo tuffo), che così le è rimasta davanti per 20 centesimi di punto. Grande amarezza per Tania subito in lacrime, secondo quarto posto per lei in questa Olimpiade sfortunata. Al microfono di Stefano Bizzotto dice "l'olimpiade era il mio sogno, ma a volte la vita è anche altro..." mentre in lacrime cerca di rispondere, sconsolata. Come non capirla...


Proseguiamo nella narrazione di un'altra sofferenza: il Setterosa ha perso contro gli Stati Uniti 9-6. Brutta sconfitta per le azzurre, in parità fino all'inizio del secondo quarto. Poi gli Stati Uniti piazzano il break grazie alle azioni in superiorità numerica. Le nostre sono imballate in attacco, non riescono più a piazzare tiri pericolosi, in superiorità numerica non riescono mai a ferire le avversarie, che si trovano 6-3. Nel quarto parziale nuovo dominio statunitense: la nostra "tattica" di piazzare due giocatrici ai lati della porta mentre siamo in inferiorità numerica non paga, le statunitensi continuano a martellare di fronte a un'impotente Elena Gigli. Per contro noi continuiamo ad essere inefficaci nell'uomo in più, lente, indecise e prevedibili. I nostri unici due lampi sono un rigore segnato da Tania Di Mario e un gol segnati dalla Cotti, che ci permette di passare dal 9-5 al 9-6. 
Il parziale è così meno pesante, in un torneo olimpico in cui le nostre ragazze non sono quasi mai state in grado di entrare in partita. Unica vittoria contro la Gran Bretagna, qualificata unicamente in quanto paese ospitante; a parziale "discolpa" delle nostre il fatto che nelle prime due partite i nostri centroboa non siano stati nelle condizioni di giocare al meglio. Oggi non è stato così, perchè le statunitensi non hanno quasi mai applicato la zona, pressavano, e di conseguenza soprattutto la Frassinetti ha avuto occasioni per andare a tiro.
E' un peccato per questo solido gruppo, capace di vincere gli europei pochi mesi fa, peccato per tutto il lavoro di Fabio Conti, che qui di certo non ha portato i suoi frutti. Più che altro si sapeva che gli Stati Uniti erano superiori, bisognava evitare di finire contro di loro ai quarti piazzandosi meglio nel girone iniziale.
Ci rimane da disputare il tristissimo torneo "di consolazione" per assegnare i posti dal quinto all'ottavo.


Veniamo alla terza sconfitta, questa senza nessun rimpianto.
Cicolari e Menegatti hanno perso nettamente (0-2) contro le statunitensi nei quarti di beach volley, campionesse di Atene 2004 e Pechino 2008. Erano nettamente favorite, e non hanno deluso le aspettative. Sono -purtroppo per noi- parse di categoria superiore, piazzavano ogni pallone, difendevano qualsiasi cosa, erano veramente dominatrici del campo. Brave le nostre a continuare a crederci e a rimanere unite fino alla fine del match.
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28.7.12

Pioggia di medaglie durante il primo giorno!




Che bello!
Italia seconda nel medagliere, per una notte. Durerà poco ma è un gran bel vedere...

 Andiamo a ritroso, iniziando dalle ultime emozioni: la scherma ci ha regalato un podio interamente italiano per la prima volta nella storia. Oro Elisa Di Francisca, Argento Arianna Errigo, Bronzo Valentina Vezzali (alla sua ottava medaglia olimpica).
Quando durante il pomeriggio questo trio magico era approdato alle semifinali tutti abbiamo sperato in questo successo totale, e così è stato. La Vezzali, che in semifinale aveva perso contro una solidissima Errigo, l'ha spuntata contro la coreana Nam nella finale per il bronzo. Era sotto di 4 stoccate a 12 secondi dalla fine, ma con la zampata della campionessa ha rimesso le cose a posto. 
Finale emozionante, dominata a tratti da ciascuna delle nostre atlete, con la Di Francisca a portarsi in vantaggio (fino al 7 a 3), per poi essere rimontata e sorpassata dalla Errigo. Erano in parità dopo il tempo regolare, e durante il tempo supplementare la prima stoccata è stata della Di Francisca, che ha potuto esultare per la vittoria. Curioso il fatto che anche in semifinale aveva battuto la coreana al tempo supplementare. 
Alla conclusione della finale in pedana abbiamo assistito alla tristezza della Errigo, che fino a quel momento aveva disputato un ottimo torneo.
Se posso dire, abbastanza terribile l'atmosfera del podio. Mi aspettavo una festa, quando mai ricapita un podio tutto italiano?!? E invece no, la Vezzali, a parte qualche sorriso, era glaciale, e la Errigo era ancora scossa per la sconfitta. Devo dire che quest'atmosfera unita alle "insolite" (eufemismo) tute delle nostre atlete ha un pò "rovinato" la grande festa. 
Aspettiamo fiduciosi la competizione a squadre, dove le nostre ragazze partono superfavorite! 




Poco prima abbiamo guadagnato il nostro primo oro olimpico grazie ai ragazzi del Tiro con l'arco. Che diciamolo, fanno una gran tenerezza, ragazzoni con gli occhiali capaci di una concentrazione, di una calma e di una tenuta di nervi veramente eccezionali, in grado di tirare con precisione centimetrica a 70 metri di distanza. Così Marco Galiazzo, Michele Frangilli e Mauro Nespoli hanno battuto gli Stati Uniti di un solo punto. E' stata una finale molto combattuta, inizialmente dominata dagli azzurri che per ogni turno di tiro guadagnavano uno o due punti di vantaggio. Poi gli Stati Uniti hanno iniziato a mettere pressione con serie da 29 punti (su 30), aiutati contemporaneamente da due tiri poco convincenti di Galiazzo. Frangilli però ha azzeccato perfettamente l'ultimo tiro, garantendoci l'oro olimpico!!
Da notare che entrambi gli allenatori delle squadre finaliste sono originari della Corea del Sud, paese con antica tradizione nel tiro con l'arco, che ospita la scuola più rinomata al mondo di questa disciplina. La Corea era stata eliminata in semifinale dagli USA, e ha poi agguantato il bronzo dopo una gara controllata contro il Messico.



Luca Tesconi ci ha regalato la prima medaglia olimpica, argento nella Pistola 10 metri. Era entrato in finale col quinto punteggio, ha poi disputato un'ottima gara (chiudendo col primo punteggio della finale) e rimontando così fino al secondo posto. Primo è arrivato il coreano Jin Jongoh, apparso un gradino sopra gli altri già dalle qualificazioni.

Per quanto riguarda le altre gare della giornata, Elio Verde (nonostante non fosse ancora in ottime condizioni fisiche dopo il recente intervento al ginocchio) è arrivato fino alla semifinale nel judo, per poi arrendersi e perdere anche la finale per il bronzo.

Nel nuoto Luca Marin -qualificatosi nella finale dei 400 misti col sesto tempo- ha chiuso ottavo, gara vinta dal mitico e simpatico (l'ho "conosciuto" ai mondiali di Roma) Ryan Lochte. Nel nuoto sono arrivate le prime sorprese: Phelps si è qualificato per il rotto della cuffia alla finale dei 400 misti rimanendo poi fuori dal podio, Lazlo Cseh, ungherese dominatore della disciplina da anni e anni è stato squalificato in semifinale, Paul Biedermann (grande campione dei 400 stile, uno dei favoriti) non si è qualificato per la finale.
Il nostro Fabio Scozzoli, dopo un pò di affanno nelle batterie dei 100 rana (si è qualificato per la semifinale col 12° tempo) , è approdato in finale col secondo tempo -e nostro sospiro di sollievo-. 
Ilaria Bianchi si è qualificata per la finale dei 100 dorso battendo il record italiano.
Buono l'esordio per l'Italvolley femminile che ha battuto la Repubblica Dominicana 3 a 1 col sestetto annunciato da Barbolini.
Il pugile Parrinello (categoria 56 kg) ha battuto al secondo turno un pugile della Namibia, l'1 agosto giocherà l'ottavo di finale.
Nel canottaggio l'Italia è in semifinale col doppio e col due senza, mentre sono andati ai Recuperi il Quattro di Coppia, il Quattro Senza Pesi Leggeri, e il Due Senza femminile.
Nella Ginnastica ottimo Matteo Morandi negli Anelli, vediamo come procederà il suo cammino.
Nel Tennis avanzano Francesca Schiavone e Flavia Pennetta; esce Roberta Vinci che però avanza nel Doppio insieme a Sara Errani.
Nella gara di ciclismo a sorpresa ha vinto Alexandre Vinokourov, alla sua ultima corsa, capace di sorprendere il dream team britannico, che aveva lavorato durante tutta la corsa per Cavendish e Wiggins.

Quindi concludendo: che grande giornata, veramente da incorniciare, è stata emozionante in ogni sua sfaccettatura!
Per quanto mi riguarda, anche se ormai invecchiando ho capito che l'ideale olimpico della convivenza internale pacifica e serena, e della competizione leale e corretta è appunto un'utopia, è bello e sano che ogni quattro anni arrivi il sacro momento dello Sport. Vissuto pienamente nella sua essenza, osservando le peculiarità di ogni disciplina, emozionandosi per ogni successo di quei ragazzi che si allenano ore e ore tutti i giorni e che poi realizzano il loro sogno. 
A me affascina ogni volta pensare all'onore di essere "Campione olimpico", il primo di un determinato sport che approda nell'olimpo, appunto.

Ultimo commento femminile cinico e spietato: insopportabile il podio azzurro con sorrisi di circostanza intervallati da ghiaccio artico (l'effetto serra va combattuto con altre strategie!). Anche ad Atene 2004 -quando la Pellegrini allora 16enne era apparsa così delusa sul podio- mi ero indisposta, capisco però la cocente delusione, che in questo caso riguardava la Errigo. Ok dico io, è uno sport individuale, ma la seconda e la terza hanno perso con loro connazionali, non facciamone una tragedia! 
Insopportabile altresì il fatto che i nostri siano vestiti Armani in questo momento di crisi, e soprattutto che lo sport venga invaso dalla moda. Peraltro tutina di colore agghiacciante, l'amico Giorgio si poteva risparmiare l'effetto sorpresa/chic/glamour per le sue sfilate, quel blu-scuro/grigio-scuro/quasi-nero depressogeno non rende onore all'azzurro che ci rappresenta. Ho anche da dire su quel marchio a caratteri cubitali che ha come unico pregio quello di dare un pò di luce a quel mortorio di tutina. Quasi viene da rimpiangere un'altra divisa terribile che però ci ha portato fortuna, ovvero la maglia con ascelle pezzate confezionata dalla Puma per i Mondiali di calcio del 2006.  
Per risollevare i nostri futuri podi olimpici propongo di organizzare lavaggi coatti con candeggina per schiarire un pò quella tutina con la zip storta che fa tanto chic.


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15.2.10

Zoeggeler terzo nello slittino, ma che brutto vederli esultare



Armin Zoeggeler è definitivamente nella leggenda, ha conquistato il quinto podio in cinque olimpiadi.
Dopo le prime due manches era terzo a 512 millesimi dal tedesco Loch, un altro campione ventenne. Nella terza manche ha disputato la sua discesa peggiore, non sembrava lui, ha fatto errori in tante curve, la sua linea è stata precisa solo in brevi tratti. Il russo Demtschenko ha così recuperato il distacco portandosi solo a 22 millesimi dal carabiniere italiano, e tutti abbiamo temuto una clamorosa rimonta nella manche finale. Invece Armin ha stretto i denti, e ha agguantato il suo quinto podio per soli 4 centesimi sul russo. Secondo posto al tedesco David Moeller. In questa gara hanno influito i materiali, importanti per le condizioni strane della pista, sottoposta a condizioni climatiche alternanti; si dice che i tedeschi avessero dei missili sotto la schiena, mentre i nostri hanno patito, fatto testimoniato dalle posizioni non all'altezza delle aspettative di Mair e Rainer, rispettivamente 17esimo e 21 esimo. Per questo motivo Zoeggeler ha dichiarato "Questo bronzo vale come un oro".

Questo è il lato sportivo della gara. Il lato umano non mi è piaciuto per niente. Innanzitutto per le polemiche sull'accorciamento della pista, ingaggiate dal presidente Fisi Giovanni Morzenti: «Siamo stati degli ingenui quando c'è stata la decisione di spostare la partenza di gara a quella delle donne. Si sapeva che i tedeschi ne sarebbero stati avvantaggiati. Si è cambiata la situazione. Dovevano, su una pista omologata, bastare le protezioni in più che sono state installate dopo l'incidente»
Questo mi sembra un discorso assurdo, tanto più dopo che è morto un ragazzo in una prova cronometrata. Forse il problema è che questa pista non la dovevano proprio omologare. In più abbassare la partenza era veramente il minimo che si potesse fare in una pista dove non erano state calcolate bene le massime velocità raggiungibili.
In più so che gli atleti si allenano anni e anni per arrivare all'olimpiade, so che si pretende sempre una loro presa di posizione, ma vederli esultare dopo la gara come se niente fosse è stato veramente brutto. Io ricordo gare di Formula 1 o di Moto Gp in cui qualcuno aveva fatto un incidente grave o mortale finite con un podio per niente festoso, anzi caratterizzato dal clima greve e angosciato.
Mi sembra che sia un minimo di rispetto necessario per un ragazzo che ha cominciato a scendere per quella pista e che ha finito li il suo percorso, in modo irreparabile.
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14.2.10

America's Cup a BMW Oracle



Permettetemi una parentesi su una competizione non olimpica: la America's Cup. L'abbiamo attesa 2 anni, ci sono state bizze giudiziarie, praticamente i professionisti che hanno lavorato di più in questo lasso di tempo sono stati gli avvocati. Sono cambiate le regole, il defender Alinghi ha optato per dei barconi con le dimensioni di una crociera (larghezza pari a due campi da tennis), si è passati da barche a scafo singolo con un albero di 30 metri (comunque mica poco!) a barche multiscafo con alberi così alti che i grinder (quegli omoni che issano le vene a mano, o meglio a manovella) non bastavano più. Hanno installato dei motorini per issare le vele tramite sistemi idraulici, Alinghi ha optato per un catamarano che in teoria doveva essere migliore in condizioni di vento scarso, vela "classica"; Oracle invece si è presentato con un trimarano veramente impressionante, con una vela "speciale" cioè semirigida e divisa in 9 segmenti, ognuno manovrabile (sempre coi motorini) indipendentemente dall'altro. Questo serve perchè chiaramente a 50 metri d'altezza il vento è diverso da quello a pelo dell'acqua, e quindi si aumenta l'efficienza della vela.
Si è detto ai "tradizionalisti" che questi multiscafo sono utili e auspicabili perchè aumenta la tecnologia, e se aumenta la tecnologia aumenta lo spettacolo, quindi tutto perfetto. Peccato che a causa dei misfatti giudiziari si sia regatato a Valencia in Febbraio, cioè quando non c'è la brezza marina estiva o primaverile, ma il mare è più turbolento, e il vento più incostante. Queste barche così tecnologiche non riescono a navigare con un'onda alta un metro e mezzo (che più o meno sarebbe come se noi non riuscissimo a salire un gradino di 5 cm) e quindi ci sono stati due rinvii di partenza, con buona pace degli sponsor. Si è poi regatato la prima volta, e Alinghi ha preso una penalità immediatamente dopo la partenza, penalità recuperata verso la fine non senza difficoltà, ed è arrivata con tre chilometri e mezzo di distacco (più di un quarto d'ora). Poi la seconda regata è stata invece rinviata per mancanza di vento. Questo ci fa riflettere sulla reale utilità della tecnologia: è utile e auspicabile quando serve per rispondere a qualche necessità, è inutile se non funziona nelle reali condizioni in campo. Sarebbe come costruire dei bolidi di Formula 1 che però riescono ad andare solo dritti, e intanto aspettare che vengano prodotte piste senza curve. E' assurdo! Oggi la seconda regata: Oracle ha nuovamente vinto (con un vantaggio di più di 5 minuti), dato che Alinghi ha preso un'altra penalità in partenza. Quindi dato la Coppa America si gioca al meglio delle tre gare (tanto fumo e niente arrosto, mi verrebbe da dire) Oracle ha vinto la 33esima America's Cup.
In pratica chi ha proposto tutto ciò, riducendo anche il numero dei partecipanti (cioè due), e fabbricando la barca solo dopo aver visto Oracle, ha perso sonoramente in entrambe le regate, cioè la tecnologia che doveva essere migliore con vento scarso è risultata nettamente inferiore.
Forse è la prova che il fattore umano conta, e che potendo provare poco la barca gli errori aumentano. Anche con la barca potenzialmente migliore, se gli uomini non la provano e non la spingono al limite, non si va molto lontano.
In più credo che questa Coppa America abbia fatto perdere interesse: come in Formula 1 quando hanno il sopravvento i cambi (a volte assurdi) di regolamento, quando si stravolgono le regole, quando si pensa più alle carte che allo sport, tutto perde il fascino che aveva acquistato con tanta fatica. Per me sinceramente è molto spettacolare vedere ad esempio il trimarano che ha un lato che letteralmente vola, è fantastico vedere che gli scafi si sollevano superando il principio d'Archimede, però tutto ciò deve avere un senso e una fattibilità che non è stata calcolata.

Diciamo così: il trofeo velistico più prestigioso torna in un paese con il mare.
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13.2.10

Troppo poco



La pista dello slittino non c'entra con l'accaduto tragico di ieri. Questo è il responso giudiziario finale, per cui è stato catalogato l'errore come "umano". Probabilmente perchè se no rischiavano di saltare slittino, skeleton e bob. La pista verrà modificata semplicemente alzando le barriere nella maledetta curva 16 e levigando al massimo il ghiaccio. Troppo poco. Troppo facile confidare nella fortuna dopo quel che è già successo, andava almeno rivista tutta quella pista, in più mi aspetterei che prima di un'olimpiade il ghiaccio sia al massimo, e se c'è brutto tempo che lo sistemino prima delle prove.

Stasera ci saranno le prime due manche, alle 2.00 ora italiana, in cui gareggeranno Armin Zoeggeler, David Mair, Reinhold Reiner.

Le altre gare di spicco che vedono coinvolti gli azzurri sono la discesa libera e il pattinaggio velocità.

Sembra che ci siano reali possibilità di gareggiare in discesa libera, anche se ieri non è stato possibile provare per via del tempo. Comunque questa pista dovrebbe essere facile, quindi non dovrebbero esserci problemi di sicurezza. La gara comincierà alle 20.45. Gli azzurri impegnati saranno:
Peter Fill: numero di pettorale 7
Werner Heel: numero di pettorale 16 (subito prima di Miller e Cuche)
Christof Innerhofer: numero di pettorale 23
Patrick Staudacher: numero di pettorale 29

Per quanto riguarda il pattinaggio velocità invece ci saranno i 5000 metri maschili (ore 21.00) disputati per noi da Enrico Fabris, Massimo Anesi, Luca Stefani (esordiente olimpico).

Inoltre c'è lo short track 1500 uomini (ore 2.00), con Nicolas Bean, Yuri Confortola, Nicola Rodigar;
lo short track 500 metri donne (ore 2.45), con Arianna Fontana, Cecilia Maffei, Martina Valcepina.

In più biathlon, la 7,5 km sprint donne (alle 22), che vedrà impegnate Roberta Fiandino, Katia Haller, Karin Oberhofer, Michela Ponza

E infine il freestyle gobbe (ore 1.30) con Deborah Scanzio.

Quindi 6 titoli in palio, vedremo quante chances potremo giocarci, questa sera ci sarà un'altra diretta sempre qui, vi aspetto numerosi!!!

Se volete vedere un calendario ben fatto con tutti gli orari andate qui.
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Gli Highlights della cerimonia d'apertura



La cerimonia d'apertura è immersa in uno spirito poco olimpico e molto triste e rammaricato, a causa della tragedia che ha colpito lo slittinista georgiano Nodar Kumaritashvili. La cerimonia è dedicata a lui e ad Haiti.
Tutto comincia con le immagini di Vancouver dall'alto, poi uno snowboarder che scende dal crinale di una montagna disegnando linee fantastiche, ed entra nello stadio passando sotto i cerchi olimpici. Poi entrano Jacques Rogge, la governatrice del Canada e la bandiera canadese. Viene issata mentre una ragazza di 16 anni -bravissima- canta l'inno canadese, che rimane a mezz'asta in segno di lutto.
Ore 3:15 entrano i quattro popoli del Canada, la prima parte è dedicata agli aborigeni; ci sono quattro totem altissimi che sembrano ghiacciati, ognuno alza le braccia in segno di saluto, ci danno il benvenuto! L'inizio fino a questo momento è molto sobrio, per fortuna, francamente non si reggerebbe un altro tipo di atmosfera.
Ore 3:23 inizia la sfilata degli atleti, si nota che solo la bandiera del Canada è a mezz'asta per declibera del CIO, decisione stucchevole. La prima nazione come da tradizione è la Grecia, poi si segue l'elenco alfabetico inglese. Evidente un passo indietro rispetto a Torino 2006: le Coree sfilano separate. Anche Hong Kong indipendente dalla Cina, almeno durante le olimpiadi. Invece l'Iran ha UNA portabandiera, evento storico.
Ore 3:41 Entra la Georgia, con la bandiera abbrunata e le sciarpe nere, tutto lo stadio si alza in piedi per partecipare al lutto. I rappresentanti sono molto scossi, è un momento veramente toccante.
3:41 Entra l'Italia, le bandiere degli atleti sono più grandi rispetto a quelle di altre nazioni, ma per fortuna i nostri atleti mantengono un certo grado di sobrietà. Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità. Ringraziamo Giorgio Di Centa e la sua saggezza, che sicuramente hanno aiutato.
3:57 Mi piace far notare che la musica in sottofondo è varia e soprattutto non è quella irlandese arcinota perdurata 2 ore a Pechino 2008, ringrazio sentitamente gli organizzatori
4:07 Aleggia tristezza nello stadio, la sfilata è molto pacata rispetto al solito...
4:16 Entrano gli Stati Uniti, finora più caciaroni di noi...Che bello quest'anno non abbiamo il record di decibel prodotti!
4:19
Anche il Canada si impegna nella speciale competizione "sbracciatevi più che potete, magari intanto urlate anche un pò! Se ci riuscite attardatevi anche nello stadio costringendo i volontari a mandarvi via", e credo che meriti il gradino più alto del podio davanti a Stati Uniti e ovviamente Italia. Abbiamo già una medaglia di bronzo!
4:22 Inizia la festa, entrano Brian Adams e Nelly Furtado, l'atmosfera in questo momento è familiare, sarà perchè sembra che chiunque nel pubblico sia dotato di tamburo da battere rigorosamente fuori tempo
4:27 I totem si abbassano per lasciare spazio alla neve (di carta riciclabile) sul palco.
Sarano olimpiadi all'insegna della tutela dell'ambiente, tema centrale nella vita canadese di tutti i giorni. Si festeggiano le quattro stagioni. Prima l'inverno, poi i smboli degli animali simbolo che sono aquila, coyote, grizzlie. Poi il disgelo, sembra che ci siano balene che nuotano e spruzzano acqua sotto lo stadio. Un ragazzino gioca col grano, poi un bosco cresce.

4:44
Nel frattempo dopo una riunione tecnica hanno deciso di innalzare le barriere intorno alla pista da slittino in modo da evitare uscite di pista e di levigare al massimo il ghiaccio per evitare sobbalzi. Non si sa se domani partiranno le prime due manches perchè la pista è sotto sequestro.

4:49 Scende una canoa dal cielo dominato dalla luna piena. Musiche col violino, strumento tradizionale. Sono fantastiche, certo non c'è la maestosità di Pechino, ma dal punto di vista tecnico-artistico è un puro piacere assistere ai ballerini e ai violinisti... Si chiude questa parte con un violinista mancino alternato a un ballerino di tip tap vestito in "abiti" tradizionali canadesi (quasi simili al kilt irlandese).
5:07 Cambia la scenografia, dei teli creano una montagna da cui scendono sciatori e snowboarder, scorrono immagini olimpiche. Forse fino ad ora è il momento più spettacolare, anche dal punto di vista scenografico-tecnologico.
5:16 Immagini del viaggio della torcia olimpica, viaggio praticamente solo in terre canadesi -a parte la Grecia, ovviamente- per evitare proteste come quelle di Pechino.
5:19
Jacques Rogge in lacrime fa le condoglianze alla famiglia dell'atleta georgiano, il presidente del comitato organizzatore canadese lo consola, questo è un altro momento sincero e mesto. Ricorda ancora il ragazzo georgiano, e poi ricorda agli atleti che sono dei modelli, e di gareggiare con lo spirito olimpico
5:33 Rogge dichiara aperti i ventunesimi giochi olimpici invernali!!!
5:34 La governatrice del Canada annuncia: "Ouvert les jeux de Vancouvèr"
5:35
Viene cantato l'alleluiah di Leonard Cohen, in questo mesto giorno è proprio una preghiera. Poi si alzano delle colombe in volo, simbolo della pace, simbolo olimpico
5:41 Viene annunciata la fiaccola, che ha percorso 45.000 chilometr.i Poi entra la bandiera olimpica, che viene issata
5:48 un minuto di silenzio per Kumaritashvili; ci sono la bandiera canadese e quella olimpica a mezz'asta
5:50
Ecco i giuramenti, uno in inglese e uno in francese! Giura l'hockeista canadese Hayley Wickenheiser giura onestà e di non far ricorso al doping; il giudice giura l'imparzialità
5:53 Entra la fiaccola nello stadio, portata nello stadio da un atleta paralimpico. La torcia passa all'NBA Steve Nash, poi alla campionessa olimpica di sci Nancy Green, simbolo dello sport canadese femminile. Poi Wayne Gretzky, l'olimpionico invernale canadese più grande di tutti i tempi!
6:03 Sorpresa: Tutti i 4 tedofori accendono la fiamma olimpica!!! O meglio, il calderone interno. Il protocollo prevede che ci sia quello ufficiale scoperto, acceso poco dopo. La fiamma olimpica arde!!!
6:03 Un unico fuoco d'artificio, questa parte penso sia stata ridotta per lutto.

La cerimonia si è svolta in stile molto sobrio. Poco spettacolare dal punto di vista tecnologico, però gioviale, accogliente, famigliare. Con il lutto è risultata decisamente più accettabile, se fosse stata troppo maestosa avremmo avvertito uno stridore molto spiacevole. Chissà se la tristezza era vissuta anche da tutte le persone presenti nello stadio, o solo da noi spettatori...


Update: rinviata la discesa maschile.

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12.2.10

Tutto pronto per la ventunesima olimpiade invernale!


E' finalmente arrivato il momento che aspettavamo da 4 anni, ricominciano le olimpiadi invernali! Le ventunesime, per la precisione.
C'è massimo riserbo sullo svolgimento della cerimonia, che sarà al "coperto" grazie alla cupola pressurizzata di un impianto già utilizzato dai BC Lions (football americano), gli spettatori e gli spettacolanti saranno al caldo a 20°. Il filo conduttore sarà ovviamente il Canada (so che non l'avreste mai detto!). Rimane misteriosa anche l'identità dell'ultimo tedoforo, ma si vocifera che sarà la leggenda canadese dell'Hockey su ghiaccio Wayne Gretzky. L'Italia sfilerà 43esima. La divisa sarà molto fashion: cappotto grigio di lana, dolcevita di cachemire color panna, gilet di piuma d'oca color argento, pantalone sportivo bianco, cintura blu e scarponcino alto invernale color argento.

Francamente mi sarei aspettata una movimentazione mediatica maggiore, con tutto quel che c'è da dire sulle olimpiadi la protagonista assoluta in questi giorni è stata la neve...che non c'è.
Sarà perchè mancano forse personaggi di spicco dal punto di vista mediatico, sarà perchè sono olimpiadi invernali, sarà perchè vengono dopo la mobilitazione globale di Pechino, sarà perchè noi vivremo le gare di notte, ma le informazioni non mi sembrano così particolareggiate e incalzanti.
Protagonisti, dicevamo: probabilmente i due globalmente conosciuti e attesi sono l'americana Lindsey Vonn e lo zar Evgenij Plushenko, arrivati a questo appuntamento in due modi diametralmente opposti, almeno per quanto riguarda questo ultimo periodo. Lindsey Vonn infatti, data come superfavorita per le discipline veloci dello sci alpino, si è infortunata in allenamento, non ha neanche voluto fare esami radiografici (per lo meno, così si dice) per non aver la certezza di un infortunio grave. Sta di fatto che dice di riuscirsi a mettere gli scarponi solo con dolore, e sembra ancora in dubbio la sua partecipazione.
Plushenko invece riferisce di aver rispettato i programmi di preparazione, e di essere sereno e tranquillo.

La discesa femminile in generale quest'anno sembra non conoscere pace: dopo il gravissimo infortunio di Nadia Fanchini (speriamo che recuperi al meglio!), e quello della Vonn, nella prova olimpica di ieri è caduta rovinosamente l'americana Cook: è già stata dimessa dal policlinico olimpico, ma rimarrà in osservazione ancora 48 ore, poi deciderà se prender parte alla gara.



Per quanto riguarda le altre discipline, si sono svolte le prove per il salto con gli sci, e proseguono le prove di discesa maschile, a cui ha partecipato anche una lince, che ha attraversato la pista pacificamente. Il nostro Innerhofer parla di un tracciato facile, anche troppo per un'olimpiade, una pista in cui non si può mai sbagliare per andare sul podio.

Noi partiamo con poche certezze: non si conosce la preparazione di Enrico Fabris, che in coppa del mondo ha colto pochi buoni risultati, e almeno fino a novembre sembrava in evidente ritardo di preparazione. L'infortunio di Nadia Fanchini ha forse destabilizzato (ma speriamo di no) l'ala femminile dello sci alpino, dove le atlete di punta secondo me potrebbero essere Federica Brignone e Manuela Moellg. Per quanto riguarda gli uomini, Peter Fill quest'anno ha disputato una sola gara a causa del suo infortunio tendineo. Werner Heel sembra il più in forma nonostante il suo breve stop per una caduta in discesa a dicembre, e nella prima prova di discesa a Vancouver è arrivato quinto. Ci si potrebbe aspettare molto anche da manfred Moellg, ma ha inforcato negli ultimi slalom, speriamo che non ne risenta psicologicamente. Metterei come outsider Razzoli e Simoncelli.
Nello sci di fondo quest'anno sembrano in buona forma Arianna Follis, soprattutto nelle gare sprint, e penso che anche Piller Cottrer potrà disputare buone gare. Speriamo poi nell'orgoglio e nell'esperienza di Giorgio Di Centa, il nostro portabandiera!
La specialità in cui potremmo primeggiare è lo slittino, sia nel doppio, che nel singolo, col grande cannibale Armin Zoeggeler, che deve "solo" confermare la sua grandezza.

Non poteva mancare il doping: è trapelata la notizia di 30 controlli preolimpici positivi, e dei rispettivi atleti ammoniti. Come al solito si dichiara una lotta al doping senza precedenti. A me basta che non trovino positive le atlete di curling, in quel caso la mia scala di valori potrebbe crollare da un momento all'altro!

Tutto pronto quindi per quest'olimpiade immersa nella città più vivibile del mondo costata 37 milioni di dollari, in cui saranno rappresentati tutti i continenti. La grande festa durerà fino al 28 febbraio, giorno della cerimonia di chiusura, dopo cui il testimone passerà a Sochi 2014. Tutti in piedi questa notte alle 3! (Voi che farete?)
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20.1.10

Sociofenomenologia dello sci

Diciamocelo, sciare è una tortura.

Si parte la mattina prestissimo, digerendo un freddo abominevole e vestiti come degli omini gonfiabili, si percorrono chilometri su chilometri in autostrada dove l’unica cosa positiva è il paesaggio, sempre che lo si veda per assenza di nebbia.

E finchè si è in autostrada va tutto bene, perchè poi cominciano i tornanti e la colazione presa alle 6 di mattina comincia a farsi pesantemente sentire. Anche la testa non ne giova, vivendo un vuoto più grave rispetto al solito.

Poi finalmente si arriva, si saggia il freddo che è aumentato, si cerca parcheggio in una nuvola nera di petrolio e CO2, perchè tutti hanno avuto la stessa idea, cioè quella di usare una giornata di riposo in quel modo quantomeno curioso. Si va al noleggio, dove dopo una fila la cui unità utilità è quella di fornire il tempo per prepararsi psicologicamente a quelli zoccoli duri che sono gli scarponi da sci, finalmente gli omini montani e gentili ti servono. Si provano gli scarponi con la speranza che la tecnologia sia progredita sfornando qualche modello più leggero dei soliti 5 chili e un pò più comodo, e invece niente! Poi ti danno gli sci, quelle lamine ovviamente scomode da trasportare su cui ci si illude di rimanere in piedi in scioltezza in qualsiasi situazione.

Consegni il documento, paghi, ed esci, e ti accorgi che quegli scarponi orribili da 5 chili non sono neanche costruiti in modo da resistere sul ghiaccio. E’ come avere del burro sotto i piedi, non tengono e si rischia di cadere ad ogni passo, mentre ovviamente si tenta di tenere sollevati gli sci (ma perchè non ne inventano di pieghevoli?)

Poi arriva il meglio: quando ci si mette gli sci si realizza che rispetto all’ultima volta in cui si era provato a sciare (nel mio caso anche la prima) non solo non si è magicamente migliorati, ma addirittura è peggio! E allora conviene prepararsi alla tortura che durerà l’intero giorno (grazie al cielo il sole d’inverno tramonta prima).

Si comincia non con la pista baby, ma con quella lattanti, cioè per intenderci non quella blu, ma quella azzurra pastello, e sarebbe meglio il bianco sporco. Ogni minidosso è un pericolo difficile da arginare, come ogni centimetro quadrato di ghiaccio. Per giunta per risalire c’è lo skilift, quindi non solo si lotta contro le forze della natura per scendere ma anche per salire!

Però dopo una o due volte si scende con la sicurezza di arrivare vivi in fondo, e allora quasi ci si diverte. Al che puntualmente i simpatici amici dicono “ma dai grande, ci riesci, vieni su a 2000 e passa metri, poi li c’è un’altra pista azzurra, noi andiamo a fare un giro per altri 10 paesi qui intorno, tu intanto rimani li poi scendiamo insieme!” Al che la domanda ovvia è “ok, ma per tornare proprio qua sotto?” “Eh c’è la panoramica, è lunga, però è azzurra! E’ un pò stretta, però è azzurra!”

Dopo notevoli insistenze ti fai convincere, scopri che effettivamente li c’è una pista azzurra in cui si risale con un tappeto mobile che puntualmente inchioda perchè non si sa come ma qualcuno è caduto. Ti alleni intensamente provando a stare con gli sci dritti in ogni punto della curva -che dev’essere rotonda-, a frenare per bene cercando di sforzare le ginocchia il prima possibile.

Poi arriva il grande momento, quello della discesa per la panoramica. Panoramica perchè si può scegliere: a sinistra precipizio, a destra il bosco! E’ perfetto! Stretta significa che più che una pista è un corridoio, praticamente metti gli sci di traverso e occupi tutta la pista! Per giunta è tutto il giorno all’ombra, quindi è totalmente ghiacciata. Ovviamente, siccome serve per scendere dal punto più alto del comprensorio, c’è pieno di fenomeni che sfrecciano da tutte le parti, incuranti del burrone e dei tronchi. Secondo me si chiama panoramica perchè il paesaggio lo devi guardare e non toccare, che se lo tocchi tanti auguri. Questo biscione è lungo 5 chilometri, e ovviamente i punti più stretti sono anche in curva, più pendenti, più ghiacciati, e con un sacco di gente che rallenta e quindi si assembla li. Basta perdere il controllo un attimo e si fa uno strike da 200 punti!

Quindi è così: si va a spazzaneve di traverso, frenando per andare a non più dei 5 all’ora, senza mai curvare per non andare mai verso il precipizio, con le gambe che tremano dalla fatica, cercando di evitare le lastre peggiori e cercando di stare in piedi sempre per il succitato strike. Si arriva in fondo che non si è neanche grati di essere vivi, perchè non si sa se le gambe sono ancora li presenti all’appello, e si ringrazia che la giornata è quasi finita! Giusto in tempo per accorgersi che si è sudati e in macchina il freddo si farà sentire…

Però se per un attimo si sente il profumo dei pini e l’aria benevola si capisce che forse ne vale la pena.

E allora per non rischiare di dover saltare una vacanza in montagna con gli amici ci si impunta e si dice “no, io devo imparare”, e ci si prepara psicologicamente alla prossima tortura, sperando nell’aiuto di un maestro che questa volta era occupato con qualcun altro.

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3.8.09

Questi splendidi mondiali




Ieri sera si sono conclusi i mondiali di nuoto, strepitosi, fantastici, unici.
Oggi sono finalmente riuscita ad approdare in un internet point (a Trapani ce ne sono ben 4, che servizio inaspettato!), perchè a Roma non se ne sono visti. Quindi per non far invecchiare questo evento planetario, che si sa, vecchio è buono solo l'alcol, vi racconto un pò le cose che mi hanno colpito maggiormente in questi giorni. Vado un pò a memoria perchè recuperare informazioni in un luogo dove il tempo è realmente denaro non è cosa agevole, avrei voglia di raccontarvi tutto nei particolari, ma intanto procedo per sommi capi, come in un riassuntone omnicomprensivo; nei prossimi giorni (o al mio rientro, cosa più probabile) magari scriverò un diarietto, con foto ricordo allegate!
Innanzitutto sono rimasta assolutamente strabiliata dai nuotatori di fondo, capaci di nuotare ore e ore combattendo contro le correnti marine, che puntualmente li allontanano dalla meta. Grande Valerio Cleri al primo centro mondiale, dopo che nella 10 km aveva condotto per buona parte della gara arrivando alla fine quarto. Ha distaccato tutti, ha fatto in tempo ad esultare all'arrivo, veramente un dominio assoluto.
Poi ottima Federica Vitale, bronzo splendido sempre nella maratona dei 25 km, e Martina Grimaldi, la giovane bolognese, terza nella 10 km.
Mi ha colpito sicuramente la pallanuoto, questa volta in negativo, soprattutto a livello maschile, dove ho visto un settebello compatto e combattivo solo in due tempi contro la Serbia, squadra troppo impegnativa da affrontare agli ottavi, che poi infatti ha vinto il mondiale. Per le ragazze invece è legittimo qualche rimpianto in più dato che contro la Grecia fino a metà del terzo tempo eravamo davanti di due gol, Grecia che però a dire il vero è stata la rivelazione di questo mondiale (anche se c'è da dire che nei quarti di finale si è trovata davanti l'Australia, non certo una potenza). Ma della pallanuoto magari parlerò per bene in un secondo momento.

Il nuoto è stato lo sport che mi ha stupito maggiormente. Devo dire che dal vivo guardare la pallanuoto è stato bellissimo perchè sembrava di essere allo stadio, ma in uno stadio civile e non buzzurro, ma conoscendo questo sport non è stato niente di totalmente nuovo.
Invece non ho mai fatto nuoto, e il nuoto veloce per me è qualcosa di totalmente alieno, per cui solo l'ingresso dei giudici di gara con sottofondo del gladiatore è stato emozionante, da brividi.
Sono rimasta colpita dal legame dei nuotatori con l'acqua, dall'equilibrio perfettamente allenato tra scivolamento e trazione.
Se dovessi dire le cose che mi sono rimaste più impresse queste sono:
-l'oro di Paul Biedermann nei 400 stile, questo tedesco che ha battuto Phelps, e nello stesso momento è riuscito nell'impresa di battere il record di Ian Thorpe che resisteva da Fukuoka 2001, il tedesco infatti ha fermato il cronometro sul tempo di 3'40"07, precedendo di un solo centesimo il leggendario australiano. C'è da dire che non so se senza questo costume tecnologico (l'ho toccato, al tatto sembra della stessa natura del polistirolo, e quando gli atleti uscivano dall'acqua la cosa impressionante è che l'acqua rigolava dal costume, perfettamente impermeabile) sarebbe riuscito a battere questo record storico. Paul Biedermann si è poi ripetuto nei 200 stile, segnando un altro record del mondo.
-Federica Pellegrini, che dopo Phelps credo sia la nuotatrice che ha segnato più record del mondo (3, due nei 200 e uno nei 400, in cui è scesa per la prima volta sotto la soglia dei 4 minuti, e quindi anche questo è un record storico), e che ha infiammato tutto il foro italico. Ha veramente dominato le sue gare, anche quando le altre sembravano rientrare lei piazzava un'ultima vasca velocissima e riprendeva il suo vantaggio.
-Cesar Cielo Filho, il brasiliano più veloce nel mondo, che ha stabilito un record incredibile nei 100 stile (46"91, in realtà Bernard questa primavera aveva nuotato credo 46"83, ma il record non era stato omologato per via del costume), in una finale che ahimè non vedeva protagonista il nostro Magnini. Poi il brasiliano si è ripetuto nei 50 stile. Si è anche commosso sul podio, complice l'inno del Brasile che dura circa 6 minuti e non lascia scampo.
-Alessia Filippi, la vulcanica romana, oro nei 1500 stile e bronzo negli 800, l'altra italiana che ha vinto due medaglie, ha fatto due ottime gare, per un attimo negli 800 sembrava che potesse arrivare seconda, ma va bene così, gli 800 sono sicuramente una gara più combattuta, e anzi mi ha stupita il tracollo della Adlington, quarta e distante dal podio.
-Federico Colbertaldo, l'unico uomo quasi in grado di salire sul podio, quarto sia negli 800 che nei 1500, distanza nella quale per due vasche era parso in grado di arrivare terzo, poi risuperato dal cinese. Ogni volta mi chiedo come faccia a nuotare quelle distanze, è incredibile vedere gli altri (in testa il tunisino Mellouli, che grande, ha vinto 800 e 1500 ed è arrivato sul podio nei 400) che hanno una bracciata lunga, che cercano l'allungo con la schiena per diminuire la frequenza, e lui che invece è tutto schiuma, fa un numero di bracciate da 200 metri e non distende neanche le braccia. Sorprendente!

...Finora ho parlato solo dello stile libero, sarà ora di parlare degli altri stili.
Francamente sono rimasta sorpresa dal livello astronomico dei misti, in cui il grande Lazlo Cseh non è riuscito a vincere nè nei 200 nè nei 400. Misti dominati dall'americano Ryan Lochte (che coi capelli asciutti e gli occhiali da nerd è veramente il migliore! ...Vi farò vedere le foto...), una delle rivelazioni di questo mondiale per la sicurezza mostrata. Lui era già stato capace di diversi podi, ma in questo mondiale s'è veramente superato.
E poi meriterebbe un capitolo a parte la finale dei 100 farfalla, in cui il serbo Cavic si è dovuto inchinare a Michael Phelps e al suo record del mondo, Phelps che per la prima volta ho visto rabbioso, e che ha mostrato il suo costume olimpico, cioè il costume speedo costituito in gran parte da tessuto, non come i nuovi tutti in poliuretano. Questa è stata la finale più assurda, quella più inaspettata, quella del cannibale.
L'altra finale assurda è stata quella dei 200 rana, in cui l'americana Soni ha buttato via ogni chance segnando un primo passaggio troppo veloce ed esaurendo le energie.

Poi mi ha stupito l'incredibile quantità di record del mondo, 43. Sono stata nello stadio 3 giorni, e in due di questi non c'era semifinale o finale in cui i record rimanessero intatti! Dopo un pò sembrava quasi normale, il che è un peccato, perchè invece sono imprese degne di nota. Per fortuna come sottolineava Colbertaldo è rimasto tale il record di Grant Hackett, grande fondista australiano.
A livello di nazioni sicuramente assurdo il dominio degli Stati Uniti anche in un'edizione in cui sono apparsi sottotono, Phelps è sembrato "non all'altezza" e nonostante ciò ha vinto 5 ori e un argento. L'Australia invece non all'altezza delle aspettative e Germania (insieme all'Italia) rivelazione.
Se dovessi scegliere i tre migliori del mondiale sarebbero Phelps, la Pellegrini e Cielo Filho...

E poi se posso dire la RAI è stata la rivelazione di questi mondiali. Credo che abbiano fatto un ottimo lavoro, tutte quelle ore di diretta sono servite anche per parlare di tutto il lavoro che sta dietro le gare, dell'allenamento, delle aspettative, del dietro le quinte...Veramente fantastico. Secondo me in molti grazie alle telecronache si sono appassionati, e questo secondo me è un gran risultato. Ho avuto modo di ringraziare Luca Sacchi (commentatore tecnico del nuoto), e ringrazio anche tutti gli altri. In particolare da ex pallanuotista non posso che esser felice della competenza di Failla e Postiglione, e della loro pasisone, che ha permesso un'analisi abbastanza approfondita sulla situazione di questo sport, in un momento in cui c'era il rischio di imputare tutte le colpe agli allenatori.

Ecco, ho scritto anche troppo, spero di potervi raccontare qualche particolarein più, soprattutto per quanto riguarda la pallanuoto, e anche per quanto ho vissuto là dal vivo, perchè ogni giorno passato ai fori romani ha avuto tanti suoi perchè!
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25.7.09

Vacanze!

isola-e-mare


Buongiorno a tutti!!

Oggi cominceranno le mie vacanze!!!
Quindi questo è un piccolizzimo zalutino, aggiornerò forse il blog per raccontarvi i mondiali di nuoto, se posso.
Nel frattempo, intanto che noi siamo qui a cazzeggiare o traslocare o cazzeggiare, Tania Cagnotto e Francesca Dallapè hanno vinto un argento storico nel trampolino da 3 metri sincronizzato. Hanno fatto un garone, anche se si temeva per l'ultimo tuffo, doppio e mezzo indietro, ostico per la Dallapè, che invece ha fruttato ben 78 punti! E così siamo finite sul podio, col primo argento mondiale nel sincro, e il primo argento femminile, a meno di 20 punti dalla Cina. Un successone!!!

Vi saluto, vado a fare la valigia!!!! (sono sempre di corsa, non ce la posso fare...)

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18.7.09

Finalmente i mondiali di nuoto!

fratelli marconi


Sono cominciati ieri i mondiali di nuoto nell'eterna Roma. Ambiente suggestivo e decisamente regale per questa rassegna planetaria da vivere nell'anno post-olimpico.

Purtroppo la celeberrima italianità ha fatto la sua parte: 400 milioni di euro stanziati per la costruzione di tre nuovi impianti (di cui uno fantastico progettato da Calatrava e uno da ricavare nell'impianto tennistico con un tetto mobile da aprire in caso di maltempo come quello di Wimbledon) e la ristrutturazione del Foro Italico, col risultato finale di un assemblamento delle gare al Foro Italico un pò risistemato e la parziale costruzione dell'impianto nell'ex campo da tennis per il nuoto sincronizzato.

Le piscine del foro italico dimostrano tutta la loro età, col piano attorno alla vasca in cemento rialzato di 50 cm rispetto al "pelo" dell'acqua e le canaline di scolo delimitate dalla piastrellatura arrotondata, fondamentali per aggrapparsi quando si è in piscina tanto per rilassarsi. Le costruzioni in cemento che portano ai trampolini non sono neanche ripitturate e di fianco alle docce dei tuffatori ci sono decine di metri di cavi coperti solo oggi da una grata, ieri perfettamente visibili.

Ma parliamo di sport, che forse è meglio.

I primi a lanciarsi -è proprio il caso di dirlo- in quest'avventura sono stati i tuffatori, che ieri hanno esordito con le qualificazioni per il trampolino da un metro. I nostri due atleti, Nicola Marconi e Cristopher Sacchin, ancora acciacciati dopo l'infortunio al polso del primo e lo strappo al quadricipite del ginocchio per il secondo, sono arrivati rispettivamente 13° e 17°, risultato molto inferiore alle aspettative, che li volevano almeno in finale. Sono comunque giustificati (soprattutto Sacchin) dal loro "incerottamento".

Si è poi proseguito con la piattaforma donne, dove neanche Noemi Batki e Valentina Marocchi sono riuscite ad approdare alla finale. Rimpianti soprattutto per la Batki, ragazza tecnica e dotata di un ottimo fisico, ma che ancora non ha mostrato il suo potenziale. Prima giornata quindi da dimenticare. Per la cronaca, trampolino da un metro vinto dalla Cina e piattaforma dei 10 metri vinta a sorpresa dalla messicana Espinosa, in finale per il rotto della cuffia con l'ultimo piazzamento utile.

Stamattina dovevano iniziare le gare di nuoto in acque libere a Ostia, ma una mareggiata notturna ha distrutto il pontile di partenza e il mare anche oggi non era "navigabile". Quindi competizioni rimandate di due giorni, il tempo per far calmare il mare e ricostruire il necessario.

Oggi hanno cominciato le ragazze del sincro, con l'esercizio preliminare del tecnico a squadre, in cui l'Italia si è piazzata sesta.

C'era poi grande attesa per il sincro da 3 metri maschile, in cui i carichissimi fratelli Marconi (simpaticamente soprannominati dal telecronista Bizzotto Premiata Tufferia Marconi) si aspettavano di disputare una buona qualifica per accedere poi alla finale. Questo è effettivamente avvenuto, già da stamattina la sensazione era di una finale di altissimo livello, nonostante l'anno post-olimpico solitamente caratterizzato da ritmi meno incalzanti.

E così è stato, veramente pochissimi tuffi sbagliati, molti punteggi attorno ai 90 punti, risultato incerto fino all'ultimo tuffo anche per i cinesi. O forse no, avrebbero dovuto sbagliare clamorosamente per non vincere l'oro, diciamo che il risultato incerto era dal secondo posto in giù. Secondo posto guadagnato dagli statunitensi.

Parliamo della gara dei due fratelli romani: è stata ottima, egregia, superlativa, non so veramente come definirla, già dopo i due tuffi obbligatori erano sopra i 100 punti, sono rimasti tutta la gara con la tensione e la concentrazione giusta per dimostrare il meglio in ogni tuffo. Il fatto è che ci sono riusciti, il podio sembrava cosa fatta, ma...Ma i canadesi (tra cui il grande Despatie) hanno rimontato col quinto tuffo, portandosi a soli 50 centesimi di punto dagli azzurri, e sorpassandoli con l'ultimo di soli 9 centesimi. Inutile dire che è una bazzeccola, mi è venuto subito in mente l'argento di Josefa Idem alle olimpiadi per un solo millesimo. Inutile dire che come ha detto Tommaso (il più giovane dei due) "brucia". Brucia perchè era l'occasione della vita, perchè il festeggiamento sarebbe stato fantastico, perchè mai nessun italiano nel sincro era arrivato al podio in un mondiale. A dir la verità mai nessun italiano era arrivato quarto a un mondiale, ma non è il risultato che tutti dopo quel quinto tuffo degli azzurri spettacolare da 88 punti si aspettavano. Eravamo tutti pronti a festeggiare un'emozione nuova, non abbiamo potuto cominciare a farlo per 9 centesimi su più di 400 punti.

So che a loro non basta, ma veramente meritano tutti i nostri complimenti per il coniglio che hanno saputo estrarre dal cilindro, per la finale magica che ci hanno regalato con anni e anni di lavoro fisico e mentale. Grazie!

...E tra pochissimo cerimonia d'apertura, non vedo l'ora! Sono già vestita d'azzurro.
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26.5.09

Il numero 3



E' da molto che non scrivo di sport.

Avrei voluto parlare dell'ultimo record della Pellegrini, dell'impresa di Tania Cagnotto agli europei di tuffi, avevo già in mente titolo e schema del post, ma la pigrizia e le tante cose da fare nella vita reale mi hanno impedito di mettermi alla tastiera a buttar giù qualcosa.

Però stamattina sono andata al bar a fare colazione -come ormai da tradizione il giorno dopo un esame se non ho tirocinio- , e ho letto qualche giornale.

Ho letto che Paolo Maldini disputerà la sua ultima partita a Firenze, dove sembra lo accoglieranno con alcuni striscioni per lui, dove forse riuscirà a fare il giro d'onore, dato che i buzzurri milanisti non gliel'hanno permesso.

La mia passione per il calcio non l'ho mai raccontata, ma è iniziata a tre anni e qualcosa, quando ho visto in tv una squadra di calcio, c'era uno nero con le treccine, uno quasi nero con i ricciolini ma i capelli più corti, uno che stava cominciando a perdere i capelli magrolino in difesa e uno che era giovane, sempre in difesa, col numero 3. Ho chiesto a mio papà chi fossero e come funzionava, e mi ha detto che erano Gullit, Rijkard, Baresi e Maldini, e che giocavano in una squadra che si chiamava Milan. Ho deciso che avrei tifato per quella squadra. E ho cominciato a litigare coi miei amichetti dell'asilo che dicevano di tifare juve. (Perchè ce l'avevano con me che tifavo milan l'ho capito anni dopo).

Poi è successo che nel '94 ero coi miei in Francia, ho saputo che l'Italia era in finale nei mondiali contro il Brasile, e siccome avevo già visto in tv la finale dei mondiali di pallavolo volevo vedere anche quella di calcio. Mio papà non era per niente appassionato, ma mi ha portato in un bar a vedere la partita. Eravamo nel centro della Francia, ma se dovessi immaginare un "peggiore bar di Caracas" sarebbe esattamente come quello, coi tavoli da biliardo sgualciti, bicchieri rotti sopra, odore di alcol, nebbia da fumo e gente ubriaca che urla. Per la gioia di mio papà.

Lì in quella partita giocava Maldini. Mio papà mi ha spiegato che era giovane ma era molto bravo, effettivamente tutti lo consideravano già un'entità degna di grande rispetto, IL numero 3. Ho pensato che essere giovani e giocare in nazionale per il proprio paese era una cosa magnifica e grandiosa. L'Italia ha perso, e mi ricordo che mi è partita una lacrima quando ho visto Maldini a capo chino e Baresi piangere abbracciato a Sacchi.

Quando i miei amici delle elementari attaccavano bottone con la storia delle squadre rivali io se ero stufa di discutere dicevo "si ma lì gioca Maldini", e la piccola e inutile querelle si fermava lì, perchè nessuno osava ribattere.

Il primo album di figurine Panini me l'ha regalato mio nonno, con qualche busta annessa, io ne ho comprate delle altre, volevo la figurina di Maldini, questo campione che faceva quei numeri in difesa, che correva per tutto il campo avanti e indietro sulla sua fascia, che era sempre concentrato ed era pure bello!! La stessa mattina -era giovedì, e a Mantova c'era il mercato- mio nonno mi ha regalato la maglietta di Maldini, col numero 3 dietro, ce l'ho ancora. Mi ero informata per prenderla originale, ma costava troppo e poi non aveva dietro il numero, ma io volevo proprio la sua, non una maglietta del milan a caso, io volevo quella col numero 3.

Insomma, se mi sono appassionata al calcio è stato anche grazie a questo campione silenzioso, schivo, uno dei pochi di cui non si sa molto della sua vita privata, uno di quelli che non fa dell'eccesso la sua ragione di vita. Uno misurato, che quando esulta per uno dei pochi gol che può fare essendo terzino lo fa per la sua squadra, non con quelle mossettine odiose autocelebrative. Uno che onora la sua professione, che sembra conscio del fatto che è fortunato a poter fare quel lavoro e quella vita, uno che sembra conoscere il significato della parola responsabilità.

Ho smesso di appassionarmi al calcio già prima di calciopoli, quando tutto il resto aveva preso il sopravvento, quando Maldini era diventato una delle poche eccezioni, quando i numeri delle maglie non contavano più niente, quando le società hanno cambiato troppe regole, quando si cominciava a discutere con tutto e con tutti per dei fuorigioco del cavolo, quando i giocatori sono diventati merce preziosa da scambiare a suon di miliardi, come io del resto facevo con tanta passione e ingenuità con le figurine.

Ma Maldini -nonostante la società in cui gioca che al momento non mi piace per niente- per me è e rimarrà un esempio, un uomo da cui imparare, e devo dire che sono anche un pò commossa al pensiero che non lo vedrò più in campo (anche se ultimamente praticamente non guardo mai le partite), al pensiero di non sentir più dire "Maldini" dai commentatori/giornalisti.

Che dire, forse le eccezioni che confermano la regola esistono. E magari hanno il numero 3.
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9.4.09

L'Aquila non c'è più

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Volevo scrivere sul terremoto che ha devastato l'Aquila e alcuni paesi della provincia, volevo scrivere facendo pura cronaca secondo quello che dicevano le tv, niente polemiche, solo pura cronaca. Perchè ho notato che noi blogger siamo bravissimi a fare polemica e a puntare i piedi, con la cronaca nuda e cruda ci troviamo un pò più a disagio. Poi un amico mi ha segnalato questo blog, di un'aquilana, Anna, che sta vivendo questa tragedia. E se anche io mi impegnassi questa testimonianza è mille volte più vera di qualsiasi cosa possa scrivere io, ed è ora di far parlare chi sta vivendo queste cose, è ora di evitare il rumore assordante delle "parole lontane" per far parlare finalmente chi sa come vanno le cose. Per far urlare come sono andate le cose, perchè è ora che qualcuno urli. Se pubblicherò aggiornamenti saranno i suoi o quelli di qualche altro abruzzese, e lancio un appello: facciamo tutti così, diffondiamo solo la verità, la verità che è lì in quel luogo adesso, non la "verità" nostra lontana che in ogni caso dipende da altre fonti non troppo verificabili. Secondo me è il minimo che possiamo fare.



Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila. Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna

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