26.5.09

Il numero 3



E' da molto che non scrivo di sport.

Avrei voluto parlare dell'ultimo record della Pellegrini, dell'impresa di Tania Cagnotto agli europei di tuffi, avevo già in mente titolo e schema del post, ma la pigrizia e le tante cose da fare nella vita reale mi hanno impedito di mettermi alla tastiera a buttar giù qualcosa.

Però stamattina sono andata al bar a fare colazione -come ormai da tradizione il giorno dopo un esame se non ho tirocinio- , e ho letto qualche giornale.

Ho letto che Paolo Maldini disputerà la sua ultima partita a Firenze, dove sembra lo accoglieranno con alcuni striscioni per lui, dove forse riuscirà a fare il giro d'onore, dato che i buzzurri milanisti non gliel'hanno permesso.

La mia passione per il calcio non l'ho mai raccontata, ma è iniziata a tre anni e qualcosa, quando ho visto in tv una squadra di calcio, c'era uno nero con le treccine, uno quasi nero con i ricciolini ma i capelli più corti, uno che stava cominciando a perdere i capelli magrolino in difesa e uno che era giovane, sempre in difesa, col numero 3. Ho chiesto a mio papà chi fossero e come funzionava, e mi ha detto che erano Gullit, Rijkard, Baresi e Maldini, e che giocavano in una squadra che si chiamava Milan. Ho deciso che avrei tifato per quella squadra. E ho cominciato a litigare coi miei amichetti dell'asilo che dicevano di tifare juve. (Perchè ce l'avevano con me che tifavo milan l'ho capito anni dopo).

Poi è successo che nel '94 ero coi miei in Francia, ho saputo che l'Italia era in finale nei mondiali contro il Brasile, e siccome avevo già visto in tv la finale dei mondiali di pallavolo volevo vedere anche quella di calcio. Mio papà non era per niente appassionato, ma mi ha portato in un bar a vedere la partita. Eravamo nel centro della Francia, ma se dovessi immaginare un "peggiore bar di Caracas" sarebbe esattamente come quello, coi tavoli da biliardo sgualciti, bicchieri rotti sopra, odore di alcol, nebbia da fumo e gente ubriaca che urla. Per la gioia di mio papà.

Lì in quella partita giocava Maldini. Mio papà mi ha spiegato che era giovane ma era molto bravo, effettivamente tutti lo consideravano già un'entità degna di grande rispetto, IL numero 3. Ho pensato che essere giovani e giocare in nazionale per il proprio paese era una cosa magnifica e grandiosa. L'Italia ha perso, e mi ricordo che mi è partita una lacrima quando ho visto Maldini a capo chino e Baresi piangere abbracciato a Sacchi.

Quando i miei amici delle elementari attaccavano bottone con la storia delle squadre rivali io se ero stufa di discutere dicevo "si ma lì gioca Maldini", e la piccola e inutile querelle si fermava lì, perchè nessuno osava ribattere.

Il primo album di figurine Panini me l'ha regalato mio nonno, con qualche busta annessa, io ne ho comprate delle altre, volevo la figurina di Maldini, questo campione che faceva quei numeri in difesa, che correva per tutto il campo avanti e indietro sulla sua fascia, che era sempre concentrato ed era pure bello!! La stessa mattina -era giovedì, e a Mantova c'era il mercato- mio nonno mi ha regalato la maglietta di Maldini, col numero 3 dietro, ce l'ho ancora. Mi ero informata per prenderla originale, ma costava troppo e poi non aveva dietro il numero, ma io volevo proprio la sua, non una maglietta del milan a caso, io volevo quella col numero 3.

Insomma, se mi sono appassionata al calcio è stato anche grazie a questo campione silenzioso, schivo, uno dei pochi di cui non si sa molto della sua vita privata, uno di quelli che non fa dell'eccesso la sua ragione di vita. Uno misurato, che quando esulta per uno dei pochi gol che può fare essendo terzino lo fa per la sua squadra, non con quelle mossettine odiose autocelebrative. Uno che onora la sua professione, che sembra conscio del fatto che è fortunato a poter fare quel lavoro e quella vita, uno che sembra conoscere il significato della parola responsabilità.

Ho smesso di appassionarmi al calcio già prima di calciopoli, quando tutto il resto aveva preso il sopravvento, quando Maldini era diventato una delle poche eccezioni, quando i numeri delle maglie non contavano più niente, quando le società hanno cambiato troppe regole, quando si cominciava a discutere con tutto e con tutti per dei fuorigioco del cavolo, quando i giocatori sono diventati merce preziosa da scambiare a suon di miliardi, come io del resto facevo con tanta passione e ingenuità con le figurine.

Ma Maldini -nonostante la società in cui gioca che al momento non mi piace per niente- per me è e rimarrà un esempio, un uomo da cui imparare, e devo dire che sono anche un pò commossa al pensiero che non lo vedrò più in campo (anche se ultimamente praticamente non guardo mai le partite), al pensiero di non sentir più dire "Maldini" dai commentatori/giornalisti.

Che dire, forse le eccezioni che confermano la regola esistono. E magari hanno il numero 3.
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9.4.09

L'Aquila non c'è più

terremoto_01



Volevo scrivere sul terremoto che ha devastato l'Aquila e alcuni paesi della provincia, volevo scrivere facendo pura cronaca secondo quello che dicevano le tv, niente polemiche, solo pura cronaca. Perchè ho notato che noi blogger siamo bravissimi a fare polemica e a puntare i piedi, con la cronaca nuda e cruda ci troviamo un pò più a disagio. Poi un amico mi ha segnalato questo blog, di un'aquilana, Anna, che sta vivendo questa tragedia. E se anche io mi impegnassi questa testimonianza è mille volte più vera di qualsiasi cosa possa scrivere io, ed è ora di far parlare chi sta vivendo queste cose, è ora di evitare il rumore assordante delle "parole lontane" per far parlare finalmente chi sa come vanno le cose. Per far urlare come sono andate le cose, perchè è ora che qualcuno urli. Se pubblicherò aggiornamenti saranno i suoi o quelli di qualche altro abruzzese, e lancio un appello: facciamo tutti così, diffondiamo solo la verità, la verità che è lì in quel luogo adesso, non la "verità" nostra lontana che in ogni caso dipende da altre fonti non troppo verificabili. Secondo me è il minimo che possiamo fare.



Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila. Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna

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2.2.09

Lulaby


ciclo-vitale


A volte succede che rimandando un'azione si possano prendere due piccioni con una fava.


Io volevo scrivere da un pò della vicenda-Kakà, ma tra un evento e l'altro è sempre rimasto un argomento in lista d'attesa. Anche perchè mi dava fastidio scrivere una sciocchezza subito dopo un articolo tragico...


Ma adesso c'è la vicenda-Battisti, che guardacaso riguarda proprio il Brasile, e allora prendo due piccioni con una fava.


Partiamo dalle cose importanti: come voi ricorderete, verso metà gennaio a Milanello arriva tramite raccomandata con ricevuta di ritorno un'offerta di 120 milioni per Kakà, con un ingaggio di 15 milioni a stagione per il gladiatore calciatore. Per andare a giocare dove? Nel Manchester City. Voi conoscete il Manchester City? No? Neanche io, e non ho neanche voglia di andarmi a cercare la storia di questa squadra. Al che cosa succede? Che kakà (mica scemo) gentilmente chiede "scusate ma non mi avete fatto andare al Real Madrid col caldo il sole e la noche caliente, perchè volete mandarmi a inumidirmi in Inghilterra? Con tutto il rispetto preferirei evitare la pioggia perenne". (forse anche lui aveva visto la presentazione delle prossime olimpiadi londinesi rimanendo disgustato). Si susseguono una serie di dichiarazioni, di cui la più importante è quella di Berlusconi: "è difficile far restare un giocatore quando gli propongono quell'ingaggio". Ed è qui che la storia comincia a puzzarmi, perchè Kakà fino a quel momento non era sembrato molto entusiasta della cosa. Nel frattempo sotto la casa di Kakà si radunano degli ultras che secondo Studio Sport alle nove e mezza gli impediscono di dormire a causa del loro furore. Tempo due giorni ed è ufficiale che Kakà resta al milan. Guardacaso lui diventa un eroe "attaccato alla maglia" e il milan diventa la squadra che rinuncia a 120 milioni per tenere un giocatore. Ahahahahahah!!! E il bello è che tutti ci credono!


Primo Kakà odia la pioggia, secondo il milan è tipo 3 anni che vince qualsiasi cosa ma non si capisce dove vadano a finire i soldi (ricordo che sono 120 milioni per ogni Champions League) dato che il mercato è penoso. Spendono milioni e milioni per le controfigure di Ronaldinho, Shevchenko (non mi dite che quello è veramente Shevchenko), altri 18 centrocampisti-attaccanti-fantasisti-che-fanno-spettacolo e in difesa fanno giocare Maldini col bastone, senza contare che appena c'è uno assente in difesa mettono in punizione nell'angolino a sinistra Jankulovsky (che è un centrocampista-ma-non-di-quelli-che-fanno-spettacolo). E' ovvio che l'unico modo per non far incavolare i tifosi è innanzitutto raccontare lo spogliatoio come se fosse casa-barilla, compito già eseguito da studio sport, e poi esagerare le notizie! Magari sto emiro arabo aveva detto al bar tra un caffè e un amaro "Kakà? E ki è Kakà? Non varrà mica 120 milioni!" e il barista stufo di spruzzare il cacao nei cappuccini ha chiamato il giornalista freelance locale che stufo delle solite notizie da due soldi ha deciso di chiamare studio sport. E la notizia si è gonfiata e ha fatto il giro d'Italia.



Adesso passiamo alla faccenda meno importante, è arrivato il momento delle cose leggere...


Parliamo di Cesare Battisti.


Tutti parlano di questo Battisti come se fosse il primo compagno delle superiori ad avere il masterizzatore da tanto è noto ai telespettatori. Riassunto: era un terrorista del PAC (proletari armati per il comunismo) che è stato condannato per omicidi plurimi durante gli anni di piombo. Poi è stata richiesta l'estradizione (accettata dalla Francia), poi, mentre stava per essere riconsegnato alle autorità italiane, è fuggito (lui dice con l'aiuto dei servizi segreti francesi) diventando un latitante. Adesso è in Brasile, dove addirittura gli hanno concesso l'asilo politico, e Lula (presidente del Brasile) ha negato l'estradizione in Italia.


A questo punto scatta il finimondo, dichiarazioni infuocate, minacce, screzi vari. I nostri ministri sembrano preoccupati per i turisti italiani che a Rio non possono sentirsi sicuri con un terrorista a piede libero. Che detto da chi ha tre-quattro regioni abitate dalla mafia suona un pò strano. Ma nulla di grave fino alla dichiarazione più tremenda, quella in assoluto più pericolosa, inaspettata, incontrovertibile, dalle conseguenze inimmaginabili: "l'Italia non giocherà l'amichevole col Brasile".


Ora, voi capirete che di fronte a questa minaccia non si può star fermi con le mani in mano, dopo queste azioni sovversive si passa alla guerra, non c'è diplomazia che tenga.


Quindi Lula si è dato da fare, ha detto che la decisione finale spetta al Tribunale supremo del Brasile, che interpreterà le norme vigenti. L'Italia se vorrà potrà poi fare ricorso. Così Lula dichara che il caso è chiuso, Berlusconi che non sarà intaccata l'amicizia tra i due paesi (e quindi si farà la partita di calcio) e pace è fatta.


A questo punto credo che per l'armistizio possiamo ringraziare sky che avrà gentilmente chiesto di rispettare i contratti.



E così ancora una volta abbiamo assistito al ciclo vitale delle notizie italiane, prima nascono (all'improvviso), poi crescono e non fanno come i bambini buoni, loro continuano a piangere reclamando attenzione (e infatti usano sempre una, massimo due parole per farsi capire, questa volta "caso-Battisti"), poi il governo reagisce in modo spropositato e impertinente (ma tanto chi sa chi è Battisti e dove sta il problema?) e tutti riportano le dichiarazioni, cioè la notizia cresce e si riproduce, poi dopo il plateau dell'età adulta comincia a regredire, si sgonfia, si riappacifica con la vita, si disidrata fino a perdere spicco.



ninnananna


E noi possiamo cantare la ninnananna a questa notizia, sperando che dorma tranquilla. Noi tra una sfilata di moda e l'altra, tra una ricetta prelibata e i consigli-sempre-uguali del nutrizionista coi baffi possiamo aspettare la prossima notizia bomba. Sperando che non venga da un terrorista.


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18.1.09

Volandri squalificato tre mesi per doping dichiara "c'è accanimento contro gli italiani"


Da realsports

Filippo Volandri, squalificato per tre mesi dalla Itf per essere stato sorpreso con un quantitativo troppo elevato di salbutamolo ad un test antidoping dello scorso marzo, non si sta. E lancia la carica. "E' una squalifica assurda: da sette anni faccio uso di ventolin, la medicina che contiene salbutamolo, ed ogni anno mi viene dato il permesso di utilizzarla - prova a spiegare il livornese -. Lo scorso marzo ho avuto una crisi a Indian Wells e ne ho usato di piu' rispetto al solito, ho superato il limite del 5%".

L'ex numero uno d'Italia sente però puzza di bruciato nella vicenda in cui è appena stato incastrato. "E' tutto molto strano: il processo e' stato il 7 gennaio, sembrava che al massimo rischiassi un'ammonizione ed invece ho preso tre mesi di squalifica. Ho già avuto la solidarieta' di tutti i colleghi, a partire da Nadal. Faro' appello e spero che venga accolto. Tutti sanno che faccio un uso terapeutico di questa sostanza".

Il fatto curioso è che anche l'Itf è al corrente dell'uso della sostanza da parte di Volandri e tiene a specificarlo nel comunicato col quale ha sospeso l'azzurro. "Sì, infatti nel referto spiegano che non ho assunto ventolin per migliorare le mie prestazioni, ma per uso terapuetico. La squalifica e' cosi' breve per questo, altrimenti si rischia da un anno in su".

Dalla vicenda scommessa a questa situazione poco chiara, tra i vertici del tennis e gli italiani pare non esserci grande feeling. "Un accanimento nei nostri confronti? Pare di si', sono stato uno dei pochi a salvarmi dallo scandalo scommesse ed ora arriva questa situazione ridicola - spiega Volandri -. Lo scorso ottobre uno specialista mi ha prescritto l'uso di un altro farmaco e l'Itf riconoscendo la mia situazione mi ha dato il permesso per due anni, quando in genere al massimo concede un nulla osta annuale. Io non voglio trovare scuse, ma penso anche alle squalifiche per scommesse: Starace e' stato fermato per aver scommesso 10 euro, tra l'altro persi, in un incontro non suo. C'e' un po' la caccia alle streghe, la mia e' davvero una situazione assurda: non si parla di nandrolone o di altre sostanze dopanti, ma di un farmaco che uso per l'asma e che tra l'altro mi da' anche problemi di tachicardia, facendomi addirittura fare piu' fatica in campo".

Ma ora la preoccupazione principale di "Filo" è quella di uscire dalla vinceda con un'immagine pulita. "Ci tengo a far capire al pubblico che non c'e' nessun dolo. Loro parlano di abuso di una terapia medica, ma e' davvero tutto particolare, non vorrei che le persone associassero la parola doping al mio nome".

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11.1.09

L'infinito indefinibile

Dieci anni fa è morto Fabrizio De Andrè. E io non mi sento degna di attriburgli nessun aggettivo, anche se ce ne sarebbero almeno cento quasi perfetti. Io so solo che mio papà metteva qualche sua canzone in macchina, e io ascoltavo, come tutti i bambini. L'alternanza era De Andrè, Battisti, Antonella Ruggiero, Zecchino D'oro.
Ma io so che un giorno ho messo nel mio stereo Creuza de ma, e in quel momento ho cambiato dimensione, sono entrata in un altro mondo che mi sembrava di vivere in prima persona. Un universo che qualcuno mi proponeva ma che sentivo mio, pur non sapendo se lui l'immaginava veramente come me. Ecco, la sua grandezza è che con le sue canzoni è riuscito a fabbricare la chiave di ingresso della sua casa, ma ognuno può sognare le pareti di colori diversi. Questo nuovo ambiente prima sconosciuto diventa il proprio all'istante.
Io so che quel cd è il cd della svolta.
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6.1.09

Riscatto italiano nei pali stretti (era ora!)


In questi giorni, dopo la pausa natalizia, sono andati di scena gli slalom di coppa del mondo a Zagabria. Ancora ricordo la pista dell'anno scorso, con la terra che sbucava da una neve acquosa e inconsistente; quest'anno le nevicate e le temperature invernali hanno consentito una gara corretta.
Hanno esordito le ragazze domenica, serviva una buona prestazione dopo che nessuna nello scorso slalom era arrivata tra le prime 30.

Ci si aspettava a dir la verità Manuela Moellg dopo l'ottimo risultato in gigante, e invece stavolta è stata Nicole Gius a salire sul podio. E' arrivata seconda dopo la grande Maria Riesch in periodo di grazia -credo che se anche volesse sbagliare in questo stato di forma le risulterebbe impossibile-, grazie a una strepitosa rimonta nella seconda manche dalla settima alla seconda posizione. Finalmente ha dimostrato in gara quello che riesce a fare in allenamento, questo è il suo miglior risultato tra i pali stretti. E' pregevole che ormai da due anni a questa parte si realizzino dei risultati, e che il periodo in cui le sorelle Fanchini uscivano di pista e non c'erano praticamente mai italiani sul podio (si esultava se arrivavano nei primi 10) sia finito.



Oggi è toccato agli uomini, sempre a Zagabria, nella terra croata del serbo Ivica Kostelic, quest'anno dominatore dello slalom insieme al francese Grange. Oggi è accaduta un'impresa, è partito il ventiquattrenne emiliano Giuliano Razzoli col numero 43, cioè con uno di quei pettorali da cui ci si aspetta come risultato possibile un ingresso nei 30. E' sceso con la nebbia e si è qualificato per la seconda manche. In questa il tracciato era sicuramente più duro (molti atleti hanno sbagliato), la pista si è segnata da subito per cui un pò tutti hanno sofferto le buchette, tranne lui. Per un attimo sembrava che potesse farcela ad arrivare primo, poi è sceso Kostelic che è partito come un trattore gentile, e Grange ha veramente una marcia in più (stile perfetto). L'azzurro Manfred Moellg conferma la sua ripresa, oggi quarto a soli dieci centesimi dal podio.
Invece peccato per Giorgio Rocca, buon tempo dopo la prima manche, sciupa tutto nella seconda finendo diciassettesimo. Innerhofer invece ha gareggiato per allenarsi nello slalom in vista della combinata, arrivando venticinquesimo.

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29.12.08

Innerhofer trionfa sullo Stelvio!


Christof Innerhofer è partito col numero 1 ieri sulla pista di Bormio, tanto lunga quanto tecnica, senza un attimo di respiro in cui far scorrere gli sci, faticosa, spezzagambe. Quando sono partiti il secondo, il terzo, fino al decimo, si è capito che era una grande prestazione, di quelle che potevano condurre dritti al podio.


Poi sono scesi i migliori, da Cuche a Svindal -che dopo un anno di infortunio è sembrato molto tonico-, ma tutti a metà tracciato cominciavano a prendere decimi di distacco, sfiancati già dopo un minuto di gara. Nella parte finale Cristof ha costruito la sua vittoria, dove gli altri si stancavano lui si è esaltato. Dopo i migliori scesi coi pettorali centrali (cioè dal 16 al 25) era ancora primo, ma rimaneva un'incognita: Bode Miller. Il genio sciistico americano il giorno prima della gara non si era presentato alla consegna dei pettorali (a lui spettava il 15) per una questione tattica: le previsioni davano bel tempo, che sarebbe arrivato sulla pista verso gli ultimi numeri, rendendo il tracciato un pò più sciabile, sia come visibilità che come neve (la pista ieri era nolto ghiacciata). Non si sa quanto questo abbia influenzato il risultato finale di Bode, arrivato quinto. Non rimane quindi che esultare, Innerhofer è il primo italiano a vincere a Bormio dopo i podi di Ghedina e di Peter Fill, è stato sfatato un altro tabù. Alle sue spalle due austriaci, Klaus Kroell a 32 centesimi e Michael Walchhofer a 95. Gli altri italiani a punti sono Werner Hell (che aveva praticamente dominato le prove) settimo, Peter Fill diciannovesimo, Stefan Thanei ventiduesimo e Patrick Staudacher al ventiseiesimo.

Per quanto riguarda le ragazze invece sono state impegnate nel gigante austriaco di Semmering. Dopo la prima manche Manuela Moellg era prima, si attendeva l'acuto dopo che a La Molina le erano mancati due centesimi per la vittoria. Invece è scesa nella seconda manche la svizzera Lara Gut, quindicesima dopo la prima, che ha segnato un distacco rispetto alle altre di 1'53", infatti la sua prestazione le ha consentito di rimanere in testa fino alla discesa di Kathrin Zettel, seconda dopo la prima manche. Anche lei ha corso benissimo, attaccando nella prima parte e sciando con determinazione il muro successivo. Quando è scesa Manuela si era consapevoli del fatto che serviva una prestazione perfetta per vincere, anche perchè aveva poco margine sulla Zettel (21 centesimi). Ha affrontato benino la prima parte, frenando forse troppo dove non era necessario, poi ha recuperato qualcosa, ma non a sufficienza per vincere. Comunque è un ottimo risultato, conferma che è in crescita e si è messa davanti a Lara Gut, che oltre ad aver fatto il miglior tempo della seconda manche si conferma la rivelazione di quest'anno, la diciassettenne probabilmente sarà una delle grandi protagoniste future.

Quest'anno sciistico è cominciato bene per i nostri colori, finalmente possiamo contare su una squadra ampia e con molti ricambi. Ricambi che ormai stanno diventando prime linee, cito Werner Hell (primo nel superG della Val Gardena) e appunto Innerhofer.
Di positivo c'è anche da registrare la reazione di Denise Karbon, quinta ieri, che si sta riprendendo dall'infortunio al polpaccio, e il buon quarto posto di Giorgio Rocca nello speciale dello scorso weekend. Se si tratta di ritorno è presto per dirlo, ma intanto sono due buoni risultati. Invece sembrano in difficoltà Peter Fill (nonostante la sua prima vittoria in coppa del mondo, arrivata dopo numerosi podi), e Manfred Moellg. Non riesco a spiegarmi il motivo di questi scarsi risultati per questo ragazzo che l'anno scorso ha vinto una Coppa del Mondo di specialità ed è arrivato quarto nella classifica generale. Speriamo che l'anno nuovo gli resitutisca i risultati che si merita!
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24.12.08

Direi che ci siamo


Direi che ci siamo. Mi sembra che stia arrivando il Natale, con un giorno di anticipo rispetto a quanto avevo immaginato (in questo periodo sono molto sballata, non ragiono con le date, solo con lunedì-martedì-mercoledì, ecc..). Sembra che mi sia tornata la voglia di scrivere per quanto riguarda il blog, e sembra che stia arrivando un cambiamento importante che tarda a far capolino nella mia quotidianità, sembra che ci siamo, l'oroscopo per il 2009 spero che indichi novità importanti e un anno migliore di questo. Anche se immaginarlo migliore sotto certi aspetti è il minimo, sotto altri significa sognarlo meraviglioso. Tipo un insieme di sali e scendi, di montagne russe che si incrociano, con la precisione suprema che consente di non scontrarsi mantenendo così una specie di equilibrio ed evitando la rottura che sarebbe devastante. Così sto io da un anno a questa parte, anzi da più tempo, e francamente vorrei scendere da questa giostra e cambiare parco giochi. Quindi mi auguro e vi auguro di provare giostre nuove, di tornare su quelle divertenti di cui conservate un buon ricordo, di vivere bene coi vostri amici e coi vostri cari. Ma soprattutto vi auguro quello che volete voi, scegliete il vostro desiderio per realizzarvi.

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11.12.08

Nadia Fanchini al primo sigillo planetario


Da Repubblica.it

Nadia Fanchini fa il bis, e che bis. La 22enne bergamasca, residente a Monte Campione (BS) trionfa nel supergigante di Lake Louise, a quarantotto ore dal secondo posto ottenuto in libera. Sono i due risultati migliori di sempre, per l'atleta lombarda, che fino a l'altro ieri poteva vantare soltanto un terzo posto, e che quest'anno ha anche dovuto superare problemi cardiaci che avevano indotto la Federazione a bloccarla.


Partita con il numero 5, la Fanchini ha dato subito la sensazione di aver svolto un'ottima prova, anche se alcuni piccoli errori commessi nella parte alta, confermati da riscontri cronometrici non eccezionali nei primi due intertempi del tracciato, facevano pensare che qualcuna, soprattutto tra le più forti, che partono intorno al numero 20, potesse batterla. Le discese successive, però, rafforzavano la posizione dell'azzurra. In particolare, risultava sempre più evidente la grandissima performance nella seconda metà di gara, dove nessun'avversaria riusciva ad avvicinarla.

La conferma arrivava dalle discese delle più forti, la castigamatti Vonn, la Riesch, la Goetschl, la Paerson, che le finivano lontano. Alla fine, l'azzurra ha preceduto di 28 centesimi due atlete che sicuramente non godevano dei favori del pronostico, la svizzera Fabienne Suter e l'austriaca Andrea Fischbacher, finite a pari merito alle sue spalle. Quello di Nadia, è il primo successo stagionale dell'Italsci femminile, e pareggia il conto con quello ottenuto da Peter Fill, tra i maschi, proprio sulla pista canadese, la settimana scorsa. Deludente invece, la prova delle altre azzurre, Recchia, Ceccarelli, Alfieri, Schnarf, tutte ben oltre il 25mo posto.

Una pista, quella di Lake Louise, che porta bene alle Fanchini, se è vero che l'unico successo della sorella Elena, a sua volta perennemente in lotta con il proprio fisico, è arrivato, in discesa, proprio sul tracciato dell'Alberta, nel 2005. Elena ha visto la gara dalla televisione: l'ennesimo infortunio, rottura del piatto tibiale, la terrà lontana dalle gare tutta la stagione.
"Questa di Lake Louise è davvero la pista Fanchini, bisogna cambiarle nome - ha detto, raggiante, Nadia una volta avuta la certezza del successo. "Con questa vittoria - ha aggiunto l'atleta lombarda, che ha usato sci davvero veloci sulle nevi umide di Lake Louise - pareggio anche il conto con mia sorella Elena. Ora non mi resta che andare avanti così, con costanza", ha concluso.

Dunque, le prime gare veloci al femminile dell'anno riconsegnano una Nadia Fanchini in grande forma. Peccato, viene da pensare, che la seconda libera, quella che si sarebbe dovuta svolgere ieri, sia stata annullata, chissà... Oggi la neve cadeva, ma la visibilità era buona, e comunque il supergigante non è veloce come la libera, quindi la partenza c'è stata, seppure con mezz'ora di ritardo. E forse proprio le condizioni avverse hanno permesso a Nadia di far valere, una volta di più, il grandissimo coraggio, che le consente spesso di mettere una pezza - ed è successo anche in questa occasione - ad una tecnica non proprio perfetta, che la porta a commettere errori evitabili.

E pensare che solo un anno fa, dopo una estate di tribolazioni, Nadia era in crisi perché il Coni l'aveva prudenzialmente bloccata impedendole di allenarsi e di gareggiare per una serie di meticolosi controlli cardiologici. Poi l'ok è arrivato e Nadia non si era fatta attendere conquistando un bel podio in discesa. Ora è il momento dell'esplosione, c'è da augurarsi definitiva.
Ora la Coppa del mondo donne torna in Europa: sabato e domenica prossimi sono in programma uno slalom speciale ed un gigante a La Molina, in Spagna. Torna in pista Denise Karbon, in cerca di riscatto.

In campo maschile, oggi era in programma un gigante, sulla pista di Beaver Creek in Colorado. Ha vinto l'austriaco Benjamin Raich, per un solo centesimo sullo statunitense Ted Ligety, che al termine della prima manche aveva un vantaggio in apparenza rassicurante. Terzo, ancora grandissimo, il norvegese Aksel Lund Svindal, vincitore in sequenza della libera e del super-g disputati ieri e venerdì, lui che sulla Bird of Prey di Beaver Creek ha avuto l'anno scorso, un incidente che ne ha messo a repentaglio la carriera.

Quarto l'altro norvegese Jansrud, davanti a Davide Simoncelli, migliore degli azzurri, finito molto più avanti dei capisquadra Blardone, 12mo e Moelgg, addirittura ventesimo: entrambi hanno sciupato un'ottima occasione, avendo concluso la prima manche al sesto e al settimo posto, giusto davanti al vincitore della gara, Raich. Per i maschi, il prossimo appuntamento è in Val d'Isère, dove sono in programma, a cominciare da venerdì, una supercombinata, un supergigante, un gigante e uno slalom.


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1.12.08

mentecritica e doxaliber presentano la decostituzione

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Il grande weekend invernale mirabolante!


Da pechino2008.blogosfere.it

Il primo grande weekend degli Sport Invernali è stato denso di emozioni, portando qualche soddisfazione in Casa Italia dagli atleti meno attesi e sollevando qualche riflessione per la nostra rubrica del lunedì, Weekend Bianco.

Nello Sci Alpino, il grande protagonista è stato Peter Fill che ha conquistato la sua prima vittoria in Coppa del Mondo a Lake Louise sfruttando quel pizzico di buona sorte che, spesso, sta alla base dei successi. Da lui e Christian Innerhofer (sesto sabato) attendiamo brillanti conferme in circostanze meno anomale. In campo femminile al terzo impegno nelle discipline tecniche è, purtroppo, notte quasi fonda: Denise Karbon è sicuramente in ritardo di preparazione; dopo il quarto posto dell'esordio a Soelden, due inforcate e la vittoria gettata sabato al vento, la sua Coppa del Mondo è già ad handicap. Persa per la stagione Chiara Costazza (auguri), Manuela Moelgg e Nicole Gius sono ora attese al salto di qualità che le faccia salire dalle posizioni intorno alla decima alla prima pagina del tabellone dei risultati.

Non preoccupa il terzo posto di Armin Zoeggeler all'esordio in Coppa del Mondo a Igls: la pista non gli è mai piaciuta e Armin nei momenti che contano risponde sempre presente. Così come hanno fatto ieri Plankensteiner e Haselreider vincendo nel Doppio . Preoccupa piuttosto il fatto che Zoeggeler abbia quasi trentacinque anni e Plankensteiner - Haselreider abbiano ottenuto il primo successo in Coppa nel 1995: dietro di loro i giovani faticano a crescere e Vancouver 2012 rappresenterà lo spartiacque con la nuova generazione.

Dove il ricambio manca da tempo è nel Bob: dal ritiro di Gunther Huber manchiamo dai vertici della specialità. L'esordio di Coppa del Mondo con l'ottavo a posto nel Bob a Due e il diciottesimo nel Bob a Quattro di Simone Bertazzo è sulla linea dei risultati della scorsa stagione: l'obiettivo, almeno nel Due, è di avvicinarsi alla zona podio.

Ritornando alle note liete la prima vittoria in una tappa del Grand Prix di Federica Faiella e Massimo Scali nella Danza rappresenta un passo ulteriore nella crescita di questa coppia in continua ascesa dopo il quinto posto dei Campionati Mondiali e il quarto posto dei Campionati Europei dello scorso anno. La qualificazione per la finale del Grand Prix deve rappresentare un grande trampolino per il futuro e non un traguardo raggiunto.

Nello Sci di Fondo si paga il weekend dedicato alla Tecnica Classica che vede gli italiani in posizioni di retroguardia illuminati solo dal lampo di Marianna Longa al miglior risultato della sua carriera con il quarto posto nella 10 km. Pietro Piller Cottrer si conferma come l'unico italiano competitivo in questo momento della stagione pur rimanendo fuori dai primi dieci nei 15 km mentre nella velocità è necessario attendere il pieno recupero di Cristian Zorzi per ambire a qualche soddisfazione. Nel prossimo weekend a La Clusaz si ritornerà alla Tecnica Libera e le distanze si allungheranno (15 km per le donne e 30 km per gli uomini): tutto fa pensare a risultati migliori per i nostri colori.


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29.11.08

Un record mozzafiato



Gianluca Genoni (nella foto) ha battuto il nuovo record del mondo di apnea statica in ossigeno. Questa mattina a Goito, in provincia di Mantova, nella piscina del Centro Termale Airone, Genoni è rimasto sott'acqua per l'incredibile tempo di 18'03", tempo cronometrato e certificato dalla Federazione Italiana Cronometristi.


Questo record è maturato all'interno di una serie di test medico scientifici inerenti lo studio fisiologico dei parametri vitali successivi all'apnea prolungata, a cui Genoni si sta sottoponendo per aiutare i ricercatori del Dan Europe a individuare alcuni meccanismi ancora sconosciuti del corpo umano.Gianluca Genoni, dopo l'estate dedicata agli allenamenti in apnea profonda, da circa tre mesi stava preparandosi a questa prova estrema con allenamenti in piscina mirati all'incremento graduale dei tempi di respirazione in ossigeno e di permanenza in apnea.La sua risposta fisica e mentale, all'inizio del periodo di allenamento specifico, aveva fatto pensare a un blocco insuperabile dei tempi di apnea intorno ai 15 minuti. Tuttavia la perseveranza nell'allenamento e la confidenza acquisita con i segnali del proprio corpo hanno permesso a Genoni di crescere gradualmente nel tempo di apnea fino a sfiorare il record nei giorni scorsi, quando la presenza dello staff di assistenza dei ricercatori del Dan Europe ha consentito di affrontare tempi più impegnativi in massima sicurezza.Il traguardo di oggi ha un duplice significato per Gianluca, oltre che essere l'ennesima sfida vinta, permette di riportare questo primato nelle mani di un apneista puro, visto che il precendente record di 17'04" era finito nelle mani dell'illusionista inglese David Blaine che aveva fatto dell'apnea un'attività poco sportiva e molto spettacolare."Sono molto felice - ha detto Genoni - perché davvero questa volta ho avuto paura di non riuscirci e invece ancora una volta ho trovato dentro me la forza che mi ha permesso di andare oltre. Come per le discipline pure dell'apnea anche questa, così anomala, ha richiesto una forza mentale che non credevo più di avere. Ho ritrovato la forza grazie alle persone che mi stanno vicino che mi hanno aiutato a crederci".


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7.11.08

La globalizzazione sta benone, è addirittura abbronzata



Con la globalizzazione girano anche certe battute rabbrividevoli...
Stavolta però non ha smentito.


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5.11.08

Barack Obama ce l'ha fatta: dal "yes we can" al "yes I did"



Barack Obama è Presidente. Tutti i giornali titolano: primo afroamericano alla casa bianca.
Sbagliato!


E' il primo presidente degli Stati Uniti dopo vent'anni che non ha il cognome di un prodotto pubblicitario per la lavatrice:
"La lavatrice vive di più con Clinton!"
"Bush, più bianco non si può"

E' un grande risultato passare dalle lotte per la parità sociale a un presidente di colore, ma io spererei che non si dovesse usare in campagna elettorale questo particolare, spererei che diventasse indifferente come il colore della cravatta.
La verità è che gli americani hanno pensato di dover votare tra un bianco e un nero, ma hanno votato tra un pazzo e un demagogo, tra un guerrigliero convinto e patriotta e un nuovo figuro che sta dalla parte opposta e che non ha votato le leggi e i provvedimenti di Bush.
Obama non potrà cambiare le cose e non lo vorrà fare, gli sponsor che si sono inseriti nella sua campagna elettorale non l'avranno fatto per caso, non avranno deciso di regalare i loro soldi. E le lobby americane in generale non avranno optato per la redenzione e per il libero mercato senza appoggi in una notte. Obama potrà fare l'autogol di dire "americani, abbiamo perso la guerra in Iraq per la seconda volta"? No, Bush gli ha lasciato la patata bollente apposta!
Insomma, le cose stanno sempre nello stesso modo: o ci facciamo sentire e ci assumiamo le nostre responsabilità o non possiamo sperare che da oltreoceano uno cambi tutto. Semplicemente forse con lui le cose non peggioreranno ulteriormente...
Una cosa però è già migliorata, leggo sul televideo "borse euforiche",
contente loro! Basta poco, come direbbe Vasco. E' proprio vero che l'economia rispetta le leggi del caos, dico io. Anche questo è un piccolo cambiamento insignificante, basta la prima frase sbagliata per far ricrollare tutto, è ormai chiaro che è un sistema che sta in piedi perchè tirano i quattro venti, o Obama continua a soffiare o dovremo trovare un'altra soluzione.
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2.11.08

Dalla pioggia al gelo, epilogo di un mondiale


Penultimo giro: Vettel supera Hamilton. Massa continua a guidare la corsa, uno scroscio d'acqua imperversa da qualche giro, hanno tutti cambiato le gomme tranne Glock.
Ultimo giro: Glock risente del mancato cambio gomme, ma ha ancora venti secondi di margine su Hamilton. Hamilton è sesto, Massa è campione del mondo.
Penultima curva:
Ci si accorge che Timo Glock ha perso venti secondi nel tratto precedente, Hamilton lo supera. Hamilton è quinto, è lui il campione del mondo.
Nel box ferrari si comincia a festeggiare, poi qualche meccanico capisce e dà la notizia, subito il gelo. Hamilton l'inglese è il pilota più giovane ad aver vinto un mondiale di Formula 1. Eppure tutto sembrava propizio, Vettel con la Toro Rosso (motore Ferrari) c'aveva messo del suo, Alonso pure, da sesto a secondo, Raikkonen vabbè ha fatto la sua corsa senza infamia e senza lode.
Stavolta ha avuto fortuna, in un mondiale un pò rocambolesco, con qualche gara in cui entrambi i piloti di punta non sono arrivati a punta, un mondiale in cui la rossa per la prima volta dopo tanti anni ha sbagliato le strategie.
Direi che la protagonista assoluta di questo mondiale è stata la pioggia, anche oggi ha avuto il suo ruolo centrale, ha mischiato le carte, ha reso il tutto più imprevedibile, in uno "sport" diventato ormai troppo noioso, la ninnananna della domenica pomeriggio.
Il migliore invece Massa, migliore durante le gare, sfortunato ad inizio anno, migliore nella grinta, nella determinazione, nella diplomazia, perchè diciamoci la verità, in ferrari hanno tardato molto a dire che Massa diventava il pilota di punta, che Raikkonen avrebbe dovuto aiutarlo. L'hanno detto a denti stretti, praticamente quando era matematicamente impossibile che Kimi rimontasse. L'anno scorso invece erano partiti in anticipo col dichiarare apertamente qual era la prima guida, quando Raikkonen aveva pochi punti di vantaggio sul compagno di scuderia.
Massa è stato il migliore perchè pur nell'amarezza totale, nella delusione, ha ringraziato la sua squadra, si è complimentato con l'avversario, ha salutato il suo pubblico...

Rimane una semplice constatazione: in Ferrari quando la prima guida non può più vincere (vedi Schumacher nell'anno dell'incidente, credo il '99) il secondo pilota non vince per poco (vedi Irvine in quella famosa stagione). Coincidenza?



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